Il Verbo (non) si è fatto bit

di Don Fabio Bartoli

Quando il cardinale Vallini mi ha detto che sarei stato il parroco di San Benedetto la prima cosa che ho fatto ovviamente è stata cercare informazioni sulla mia nuova parrocchia e così ne ho trovato il sito. Un sito utile e ben fatto se quello che si chiede a un sito web è solo di essere una vetrina e un contenitore di informazioni, ma in realtà la rete può offrire molto di più: un sito parrocchiale potrebbe essere un luogo in cui condividere esperienze, testimonianze, catechesi, riflessioni, un punto di riferimento quotidiano per la meditazione e una sorta di diario collettivo di una comunità.

Insieme ad alcuni parrocchiani molto più esperti di me nella comunicazione informatica è nata così l’idea di affiancare al sito-vetrina già esistente un secondo sito, quello che state leggendo, che fosse come un blog collettivo della Parrocchia, molto più dinamico ed interattivo quindi, con la segreta ambizione di allargare i confini della parrocchia al di là di quelli geografici e diventare un “porto virtuale” per tutti i naviganti della rete.

L’idea è affascinante e può funzionare a patto che si abbiano ben chiari i limiti del mezzo internet, il Verbo si è fatto carne e questo vuol dire che la carne non è sostituibile nell’annunciarLo, non si può cioè chiedere alla rete di sostituire il contatto personale. La formazione di una vera comunità necessita di facce, voci, contatto umano, che non possono essere sostituiti dal contatto virtuale che resta inevitabilmente impersonale.

Se però si ha chiaro questo limite, lo spazio virtuale offre molte opportunità e preziose risorse. La nostra ambizione non è quella di creare uno spazio alternativo a quello reale, direi quasi carnale, della comunità, quanto di offrirne un potenziamento, per ampliare il più possibile la sua rete di contatti e rendere possibile uno scambio più rapido e frequente tra i suoi membri.

Il Verbo non si è fatto bit e tuttavia i bit possono trasmetterne un eco, un segno, purché questo segno sia un continuo rimando alla concretezza della vita di una comunità cristiana. Dietro ogni riga che scriveremo, dietro ogni filmato o foto che pubblicheremo vorremmo che si potesse intravedere l’evangelico “vieni e vedi”, perché questo spazio è fondamentalmente un invito all’incontro, non l’incontro esso stesso, perché l’annuncio del vangelo non è solo comunicazione di idee, ma è anche sudore e lacrime, risate e canto, sorrisi e strette di mano, tutte cose non codificabili in un flusso di dati, non per nulla “parola” in ebraico si dice “dabar” che significa innanzitutto “fatto” e tuttavia come poremo annunciare il vangelo senza un aggancio che consenta di catturare l’interesse dei nostri destinatari? Ecco allora lo scopo di questo spazio, incuriosire i lettori abbastanza da spingerli a “bucare il virtuale” per stabilire rapporti personali. Un supporto quindi alla vera missione della Parrocchia, che è quella di essere una comunità in cui il Verbo viene vissuto nella sua concretezza storica, mai un sostituto, perché non potrebbe in effetti esistere qualcosa come una “parrocchia virtuale”, il concetto stesso è un ossimoro senza alcun significato, la parrocchia infatti, in quanto comunità è carne, cioè storia, passione, vita vissuta, sentimenti.

Vorremmo che tutti quelli che ci leggono andassero oltre il virtuale, venendo a vedere la nostra comunità e coinvolgendosi in essa per quanto possibile.

 

don Fabio

 

4 risposte a “Il Verbo (non) si è fatto bit”

  1. Quando ho sentito parlare della necessità di un sito per la mia parrocchia ho provato due sentimenti contrapposti.

    Da un lato ho provato la gioia di quando posso rendermi utile.

    Dall’altro, ho provato la preoccupazione che mi prende davanti ad ogni nuova realtà che emerge nel mare del web.

    Il mio timore è che questa realtà cibernetica finisca per divenire una realtà virtuale e cioè una ipotesi di realtà resa comoda e perfetta dal semplice motivo che essa non esiste.

    Leggendo le tue parole scritte in questo post e, soprattutto, a valle dei (troppo brevi) momenti passati a parlare di persona mi sono reso conto che non è così.

    Questo sito sarà unicamente un mezzo di comunicazione efficiente, un’appendice comoda da raggiungere ed uno strumento per la creazione una realtà solida, profonda e genuina che costruiremo tutti assieme nella nostra parrocchia.

    Ed, in questo modo, questo sito trarrà la sua realtà dallo spazio tra le mura della nostra chiesa, dalla polvere degli uffici, dalle librerie, dalle porte, dalla palestra e da tutto quel capitale di sentimenti, sofferenze, sogni e speranze reali che albergano nei cuori delle persone reali che calcano quei luoghi.

    Ora sono certo che stiamo provando a fare la cosa giusta.
    Non so se riusciremo. Forse non importa. Dipende da ciò che ha in serbo Nostro Signore.

    E sono certo che, in ogni caso, l’intenzione di fare il Bene renderà ogni minuto passato su questo sito un tempo essenziale e, di conseguenza, un tempo che saremo felici di aver vissuto.

    1. La sida, amico mio, sarà quella di mettere un po’ di cuore in rete. In genere non si fa, in genere la rete serve a trasmettere idee o passioni, non sentimenti, che sono troppo delicati, troppo sfuggenti… idee e passioni però dividono, i sentimenti invece uniscono, quindi se saremo bravi…
      La difficoltà sta nel fatto che per condividere i sentimenti bisogna rischiare, mettersi a nudo, accettare perfino di essere feriti e non tutti sono disposti a farlo

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