Amore per un libro: “La pace come un fiume, di Leif Ergen” (testimonianza di Andrea Monda)

“Fatemi dire qualcosa sulla parola miracolo.. la gente ha paura dei miracoli perché ha paura di essere cambiata, per quanto anche ignorare i miracoli ci cambi… i miracoli non accadono mai senza un testimone. Qualcuno che racconti: Ecco quanto ho visto. Ecco quanto è successo. Fatene quello che volete…”.

La pace come un fiumeL’invito rivolto al lettore (fatene quello che volete), è la frase più ripetuta dell’intero romanzo, un romanzo questo “La pace come un fiume” che ha nella libertà il suo universo: i toni, i temi, la forza.

Ce cos’è il miracolo se non una meravigliosa e terribile espressione di libertà? Il primo capitolo, ne abbiamo già letto qualche riga, è in questo senso “programmatico”, un manifesto che illustra tutto il senso del romanzo. Si chiude infatti con questo annuncio: “Io credo di essere stato salvato da quei dodici minuti senz’aria per diventare un testimone e, in quanto testimone, fatemi dire che un miracolo non è una cosa carina, è piuttosto un colpo di spada”.

Fedele al pronunciamento, l’autore-narratore per il resto del libro racconterà il rapporto del protagonista, l’undicenne Reuben (e poche volte si è vista in letteratura un’immedesimazione così perfetta nel linguaggio, nella mente di in un adolescente ) con il padre Jeremiah, agli occhi del figlio un nuovo Mosè mediatore tra la volontà di Dio e gli uomini e, soprattutto, artefice di diversi “colpi di spada”. E un colpo di spada finisce per essere, in effetti, questo romanzo di avventura così leggero nello stile da ricordare (senza scomodarli) i nomi di Stevenson e Twain, e al tempo stesso così “pesante”, direi “politicamente  scorretto” negli argomenti: sin dalla prima pagina si capisce che si parlerà, niente meno che di Dio, dei miracoli, della forza della fede e della preghiera, della famiglia e tutto questo nello sfondo di una natura selvaggia ed “epica”.

“Compresi cosa voleva dirmi ma, come fa spesso la verità, riuscì solo a trafiggermi”, così dice Reuben  nel libro e così alla fine pensa il lettore di questo bel libro che “trafigge”, trafigge per la sua grande verità o, se vogliamo, per l’unica verità che conta in letteratura, la Bellezza.

Andrea Monda

Note dello staff

Continuano le Testimonianze di Amore per la Buona Letteratura Cristiana.

Dopo un amico che non conoscevamo ancora, ecco un amico che conosciamo da tempo perché è venuto a trovarci più volte per parlarci del suo amore per Tolkien, Lewis e di tante altre cose.

Siamo affascinati, meravigliati e contentissimi di questa esperienza che sta prendendo forma davanti ai nostri occhi.

Amici che non sapevamo di avere ci mostrano la potenza di tesori che fanno parte del nostro patrimonio comune.

Rispondi