Amore per un libro: “La Divina Commedia, di Dante Alighieri” (testimonianza di Franco Nembrini)

Esiste una trasmissione televisiva che contiene una impressionante sequenza di dichiarazioni di Amore per l’opera di Dante Alighieri.

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Si tratta del programma trasmesso da TV2000 Ogni lunedì, a partire dal 7 dicembre, ore 21.00 ed intitolato “Nel mezzo del cammin”.

34 puntate: trentaquattro lezioni su Dante Alighieri che trasmettono una passione così vibrante da far innamorare chi le ascolta.

L’insegnante è Franco Nembrini, un lombardo, nato in provincia di Bergamo nel 1955.

Non potevamo lasciacele scappare e così abbiamo contattato il professore che ha accolto con gentilezza ed entusiasmo la nostro desiderio di inserire il suo programma nella nostra serie di dichiarazioni d’Amore per la Letteratura.

Inseriamo inoltre questo articolo anche nella nostra Ben-TV in modo da permettervi, in ogni momento, di rivedere le puntate che vi siete sfortunatamente perduti in televisione.

Quindi, subito sotto la nostra introduzione, trovate una playlist che viene aggiornata da TV 2000 all’uscita delle nuove puntate.

Nel seguito alcune parole del Prof. Nembrini che sono un nuovo gioiello del nostro tesoro fatto di dichiarazioni d’amore per la Buona Letteratura Cristiana.

Lo staff

Raccontare a chi mi incontra perché ho questa passione per Dante mi sembra doveroso perché dà la chiave di lettura per cui uno possa poi ripetere l’esperienza che è toccata a me.

Senza questo mi sembra di non dirvi la cosa più importante.

Come nasce la passione per un autore così, per un’opera ritenuta ai nostri tempi obsoleta?

A me è accaduto un fatto preciso a cui faccio risalire il mio amore per la letteratura e la mia vocazione di insegnante. Senza quel fatto non avrei fatto le scelte che ho fatto nella vita.

Estate della prima media: quarto di dieci figli, mio padre si ammala di sclerosi, un momento di difficoltà in casa, mi si chiede di andare a lavorare durante l’estate tra la prima e la seconda media.

Vado a lavorare presso dei conoscenti in città a Bergamo, come garzone di una gastronomia. Rimanevo a dormire dal lunedì mattina al sabato sera. Mi sentivo un po’ in esilio, lontano dagli affetti familiari, mi sentivo maltrattato dalla sorte, mi sentivo stanco.

Il padrone del negozio una sera alle dieci, mentre sto per andare a letto stanco morto, mi chiede di scaricare un camioncino di casse di acqua e di vino. Devo portarli in un seminterrato lungo una scala ripida, su e giù.

Piango, ma improvvisamente accade questo fatto: a metà della scala mi sovviene un ricordo (allora lo studio della Divina Commedia alle medie, secondo il programma ministeriale, era diviso in questo modo: Inferno in prima media, Purgatorio in seconda e Paradiso in terza. Già in prima media si studiava e la mia professoressa ci aveva fatto imparare canti interi a memoria).

In quel momento, su quella scala, con una cassa in mano, mi sovviene una terzina di Dante

“e proverai si come sa di sale lo pane altrui e com’è duro calle lo scendere e il salir per l’altrui scale”.

Era esattamente quello che stavo facendo.

Fu la scoperta della mia vita. È nata lì la mia vocazione perché in quel momento ho scoperto che cosa fosse l’interesse: la scoperta di essere dentro, inter essere.

Dante parlava di me e diceva di me quello che stavo vivendo. Io avevo cercato di comunicarlo ai miei a casa, ma mai avrei trovato quei versi folgoranti che mi descrivevano.

Com’è sta storia che un uomo di settecento anni fa mi descrive? Cosa ci faccio io lì dentro, fotografato con questa precisione? Scoprii che la letteratura parlava di me.

A casa mi entusiasmai, lessi tutta la Divina Commedia quell’estate, senza capirci niente ovviamente, ma ci volle poco (aiutato da quell’insegnante) a scoprire che tutto parlava di me.

Parlava di me Leopardi, parlava di me la letteratura, la grande musica, la scultura, l’arte. Intuii che quando rimani a bocca aperta davanti a una cosa è perché qualcosa di te è come se interloquisse con quell’opera, con quella scultura, con quelle note.

Ho capito anni dopo, (perché ci vuole tempo, bisogna esercitarsi), per dirla con San Francesco, che non solo Dante, non solo la Basilica, non solo la statua, non solo il quadro, ma perfino l’erba, le nuvole, l’acqua parlano di me.

C’è una possibilità di interlocuzione con tutta la realtà perché tutto in qualche modo ti chiama, ti interpella, è vocazione, è chiamata alla quale devi rispondere.

E la vita diventa una assunzione continua di responsabilità, rispondere a qualcosa che ti chiama. Diventa l’avventura in cui l’unica cosa che conta è cercare di conoscere Questo che ti chiama nelle nuvole, nell’acqua, nell’erba.

Franco Nembrini

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