UNA INTRODUZIONE AI MIRACOLI DI GESU’

«Se consideriamo adesso i fatti operati dal Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo, vediamo che gli occhi dei ciechi, aperti miracolosamente, furono richiusi dalla morte, e le membra dei paralitici, sciolte dal miracolo, furono di nuovo immobilizzate dalla morte: tutto ciò che temporalmente fu sanato nel corpo mortale, alla fine fu disfatto; ma l’anima che credette, passò alla vita eterna. Con questo infermo il Signore ha voluto dare un grande segno all’anima che avrebbe creduto, per la cui remissione dei peccati era venuto, e per sanare le cui debolezze egli si era umiliato» (Agostino, In Iohan.. Evang. tractatus, 17, 1).
Tutti i «miracoli, prodigi e segni» di Cristo sono in funzione della rivelazione di lui come Messia, di lui come Figlio di Dio: di lui che, solo, ha il potere di liberare l’uomo dal peccato e dalla morte. I miracoli ci rivelano che Gesù è veramente il Salvatore del mondo.
Le sue opere nascono dalla sensibilità verso la sofferenza umana, non dal desiderio di compiere gesti appariscenti: la sua attività è orientata al bene della persona e alla sua salvezza integrale e non ad ottenere riconoscimenti pubblici. I miracoli vengono compiuti con la finalità dichiarata che i presenti credano nella sua origine divina dal Padre (come nella resurrezione di Lazzaro: cfr. Gv 11,42), il loro scopo ultimo resta la conversione dei cuori verso la nuova logica del Regno di Dio (cfr. Mt 12,28), non la gloria umana del Cristo.
Il miracolo nell’insegnamento della Chiesa
Il Concilio Vaticano II ha preferito parlare dei miracoli in termini di «segni di salvezza», perché il loro riconoscimento ed il loro utilizzo non venisse separato dal loro significato salvifico, ed in particolare da Gesù Cristo. I miracoli sono “segni di Cristo” attraverso i quali egli trasmette dei precisi contenuti: amore misericordioso per l’uomo, desiderio di ridonargli la vita, volontà di restaurare un ordine sconvolto dal peccato, proporsi come alimento eucaristico per le folle, instaurare un’economia sacramentale che utilizzi segni sensibili, far recuperare agli uomini, con la vista e l’udito, la  capacità di vedere e di ascoltare di Dio, e di camminare secondo le sue vie.
La resurrezione è il miracolo ed il «segno» di Cristo per eccellenza (cfr. Mt 12,39), con il quale egli significa e mostra non solo la vocazione eterna dell’uomo, ma anche il destino della natura umana ad essere trasfigurata ed elevata mediante una nuova creazione.
I miracoli compiuti da Gesù, sono perciò “segno” della futura trasfigurazione cosmica ed anticipo escatologico, quasi una garanzia che la “nuova creazione”, che ha in Cristo il suo autore ed anticipatore.
Nella dinamica fra fede e ragione, i miracoli non bastano, da soli, a determinare l’adesione della persona umana alla fede.
I Vangeli mostrano una chiara “circolarità fra fede e segni”: i segni sono compiuti affinché si creda, ma per riconoscerli come segni occorrono opportune disposizioni del cuore, occorre la fede.
L’itinerario della ricerca di Dio è quello di non fermarsi ai miracoli, ma di risalire pazientemente e con passione verso il “Miracolo” per eccellenza: Gesù Cristo stesso, la sua identità e credibilità, la sua incarnazione, la sua passione, morte e resurrezione; solo questo “miracolo” può, da solo, qualificare come pienamente “ragionevole e umanamente adeguata” un’opzione per la fede che resta sempre un dono della grazia di Dio: “Va in pace, la tua fede ti ha salvato”.

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