GESÙ E IL CENTURIONE

“Signore, io non son degno”

Preghiamo insieme
Signore Gesù, il tuo Spirito ci renda degni e docili all’azione della tua Parola. Non siamo degni di avvicinarci a te e di riceverti; ma basta che tu dica una parola e noi saremo guariti dalle nostre tante infermità. Che la fede, l’umiltà e l’amore fraterno facciano della nostra vita un focolare accogliente e un’oasi di speranza per tutti. Lo chiediamo a te nostro Signore e nostro Redentore. Amen

Mettiamoci in ascolto della parola di Dio
Dal Vangelo di Matteo (Mt 8,5-13)
“In quel tempo, entrato Gesù in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: “Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente”. Gesù gli rispose: “Io verrò e lo curerò”. Ma il centurione riprese: “Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va’, ed egli va; e a un altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servo: Fa’ questo, ed egli lo fa”. All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: “In verità vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti”. E Gesù disse al centurione: “Va’, e sia fatto secondo la tua fede”. In quell’istante il servo guarì”.

Un commento per la nostra riflessione e condivisione

A Gesù viene incontro un centurione, un dominatore, un nemico, ma soprattutto un pagano. I pagani sono esclusi dalla salvezza, non c’è possibilità di salvezza per un pagano. Egli non chiede nulla per sé, ma prega Gesù per il suo servo gravemente ammalato. Gesù ha parlato d’amore che va esteso pure al nemico, ed ecco la dimostrazione nella pratica di ciò che aveva detto nel suo insegnamento. Infatti aveva affermato: «avete inteso che fu detto: “amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”, ma io vi dico amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori» (Mt 5, 43-44). Abbiamo un nemico, un pagano, un centurione che è anche un dominatore. Ma poiché la salvezza di Dio e l’amore di Dio è universale va esteso anche agli esclusi per eccellenza dalla salvezza.
Secondo la legislazione del puro e dell’impuro, un pagano è impuro e la casa dove abita è impura; entrare in casa di un pagano significa diventare impuro. Ebbene, Gesù, che ancora un volta vuol dimostrare la falsità di questa legislazione, si dichiara disposto a entrare nella casa del pagano: “Io verrò e lo curerò” (v.7).
Il centurione sa di non essere degno di ricevere Gesù in casa propria ed è convinto che non occorre che il Signore vada da lui perché lo ritiene capace di comandare anche a distanza sulle potenze del male. Il centurione è un pagano che crede senza esitazione nel potere della parola di Dio. È la fede nella parola di Dio che permette al Signore di agire in lui e in noi. La fede di questo pagano, di un nemico del popolo di Israele è talmente grande che il servo guarisce.
La fede è la risposta degli uomini al dono dell’amore di Dio, e l’amore di Dio si rivolge a tutti gli uomini. La grande fede del centurione rende manifesta la mancanza di fede in Israele. La semplice appartenenza anagrafica al popolo di Dio non dà a nessuno la certezza di essere salvato: a tutti è richiesta la fede che si manifesta nelle opere.
L’incontro con il centurione offre a Gesù l’occasione per annunciare l’entrata di tutti i popoli nel regno di Dio. I pagani prenderanno posto alla tavola dei patriarchi nel regno dei cieli.
La Chiesa è costituita da coloro che credono nella parola di Dio e la mettono in pratica. Nel regno di Dio entreranno solo i figli, ossia quelli che sono stati rigenerati “dalla parola di Dio viva ed eterna” (1Pt 1,23), dalla parola del Vangelo.
Il futuro eterno lo si prepara giorno per giorno accogliendo o rifiutando la parola di Gesù. La nostra libertà si esprime pienamente nella fede o nella mancanza di fede, nel nostro acconsentire alla comunione con Dio e con i fratelli o nel rifiutarla.

Domande per la condivisione
Cosa può dire oggi alla nostra vita una pagina come questa?
Il centurione romano non cerca garanzie, sicurezze, e certezze per la guarigione del suo servo, gli basta la parola di Gesù. Invece noi chiediamo sicurezze e garanzie su tutto. Ci basta la Parola del Signore per credere o cerchiamo altre sicurezze, ulteriori garanzie? Perché noi che conosciamo molto meglio del soldato romano l’amore di Dio, noi che preghiamo, andiamo a messa, frequentiamo la Chiesa, veniamo da famiglie cristiane ecc.. non raggiungiamo questo livello di fede nel Signore? Cosa ci manca? O forse siamo convinti che per salvarsi basti osservare i comandamenti, ricevere i sacramenti, compiere opere buone?

Preghiera conclusiva: dal salmo 34
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.
Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

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