NELLA NOSTRA PROFESSIONE DI FEDE NOI AFFERMIAMO E TESTIMONIAMO IN CHI CREDIAMO E IN CHE COSA CREDIAMO.

Un itinerario alla riscoperta di una fede: pensata, credibile, creduta e vissuta

Viviamo in un tempo caratterizzato dalla complessità, dalla mancanza di certezze, un tempo nel quale prevale l’opinione, il relativo, il probabile in tutti i campi della vita: personale, sociale e culturale.

Oggi affermare che c’è una “verità” che può essere condivisa è un’idea violenta, non esiste una verità oggettiva, c’è solo la mia verità. Noi non dobbiamo cercare la Verità, è una perdita di tempo che ci distrae dai problemi reali.

Noi invece, vogliamo conoscere la verità, perché vogliamo sapere come stanno le cose e non ci accontentiamo di risposte qualsiasi alle domande fondamentali sul significato della nostra esistenza: chi è l’uomo? chi sono io? chi sono gli altri? perché il dolore? perché la malattia? Che cos’è il progresso? dove sta andando l’umanità? cosa ci attende dopo la morte? ecc…

Non possiamo «spegnere» questo desiderio di verità perché l’uomo non si limita a constatare che tutte le cose mutano , ma si chiede perché mutano; non si accontenta di osservare che siamo tutti soggetti alla morte ma si domanda perché moriamo; non solo osserva che esiste un ordine meraviglioso nell’universo ma si interroga sulla sua origine; non solo constata che nella nostra società c’è grande malvagità e profonda crisi morale ma si interroga quale sia il vero e autentico bene personale e sociale.

Noi cerchiamo solo risposte ma la risposta che acquieti il nostro desiderio di verità e ci mostri con chiarezza il percorso da compiere e la meta della nostra destinazione finale.

«So a chi ho creduto» (2 Tm 1, 12)

Questa parola di san Paolo è stata messa come titolo per l’anno dedicato alla fede voluto dal nostro santo padre il Papa Benedetto XVI per aiutarci a comprendere che la fede «è innanzi tutto una adesione personale dell’uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l’assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato».

La fede come atto di affidamento personale e consapevole al Signore e la fede che professiamo nel Credo sono inscindibili, si richiamano e si esigono a vicenda. Esiste un profondo legame fra la fede vissuta ed i suoi contenuti: la fede dei testimoni e dei confessori è anche la fede degli apostoli e dei dottori della Chiesa, ed è la nostra fede.

L’evento dell’Incarnazione è la radice della nostra fede e della nostra azione pastorale perché è la manifestazione che la Parola, il logos che si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi, la parola che si è resa intellegibile, comunicabile, che si è fatta conoscere e solo un’intelligenza ben preparata potrà gustarne in pienezza la verità, la bontà e la bellezza. Purtroppo nel nostro credere, spesso noi bypassiamo questo processo razionale, diamo per scontati i dati della fede con il rischio di cadere nel sentimentalismo religioso e nel fideismo e la conseguente incapacità di dare ragione della nostra fede, è in questo passaggio che il cosiddetto pensiero debole combatte e logora la religione cristiana con la costante e graduale perdita della fede di tanti cristiani e dell’abbandono della Chiesa.

L’intelletto umano è un dono di Dio attraverso il quale Dio, parla, si rivela, comunica la sua Grazia, il tutto partecipato con un atto di fede. Dobbiamo mantenere sempre distinte la ragione umana da quella divina, tra le due c’è differenza, il luogo di incontro e di coincidenza è la verità, l’unica verità, la verità naturale, la nostra e la verità soprannaturale quella di Dio.

Con la ragione vengo a sapere che Dio esiste e non può non esistere e per fede che è adesione alla Rivelazione di Dio vengo a sapere che questo Dio è uno nella sostanza e trino nelle Persone. Questa verità di fede non può essere raggiunta e dimostrata dalla sola ragione umana. Partendo dal presupposto, dimostrabile, che Dio c’è, posso affermare che non è irrazionale accogliere, per fede, una rivelazione divina che mi dice chi è e com’è questo Dio.

In conclusione dobbiamo rifiutare sia il fideismo che svaluta la ragione sia il razionalismo moderno e contemporaneo che nega ogni valore di credibilità all’atto di fede ritenendolo irrazionale e indimostrabile.

La realtà insegna Dio

Il mondo: partendo dal movimento e dal divenire, dalla contingenza, dall’ordine e dalla bellezza del mondo e del creato si può giungere a conoscere Dio come origine e fine dell’universo.

L’uomo: con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso del bene morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspirazione all’infinito e alla felicità, si interroga sull’esistenza di Dio.

Il mondo e l’uomo attestano che essi non hanno in se stessi né il loro primo principio né il loro fine ultimo, né la ragione del proprio esserci ma che partecipano di quell’«Essere» che è in sé senza origine né fine. Così, attraverso il retto uso della ragione, l’uomo può giungere alla conoscenza dell’esistenza di una realtà che è la causa prima e il fine ultimo di tutto e «che tutti chiamano Dio». (Dal C.C.C nn. 31-35)

Una fede pensata

Agostino diceva che “la fede se non è pensata è nulla”, perché la fede pensata aiuta a poter credere ancora di più per poter trasformare le verità sapute in verità credute e infine in verità vissute e testimoniate.

Il primo oggetto della fede è Dio. Se prendiamo come punto di partenza l’evidenza e la certezza della verità del mondo e della realtà delle cose, possiamo dimostrare e affermare con altrettanta verità e certezza, l’esistenza di un Essere intelligente, volitivo, sapiente che tutto governa che noi chiamiamo Dio.

Ma attenzione, noi possiamo intuire Dio, dedurre che debba esserci un Dio, un Principio che trascende e fonda l’esistenza, ma questo Dio è inconoscibile nella sua natura al nostro intelletto e alla nostra indagine, ma allo stesso tempo Egli è straordinariamente necessario per la nostra esistenza, la vita del mondo e l’esserci delle cose.

La nostra ragione non è adeguata, per sua costituzione, a penetrare e comprendere il mistero di Dio che risulta inconoscibile. Il nostro compito è quello di educare la ragione umana naturale ad accogliere una conoscenza soprannaturale che ci viene da una possibile rivelazione che Dio stesso fa di sé, perché noi possiamo sapere che Dio c’è ma non sappiamo chi è.

Così si esprime il Catechismo della Chiesa Cattolica al n.156

Il motivo di credere non consiste nel fatto che le verità rivelate appaiano come vere e intelligibili alla luce della nostra ragione naturale. Noi crediamo “per l’autorità di Dio stesso che le rivela, il quale non può né ingannarsi né ingannare”. Nondimeno, perché l’ossequio della nostra fede fosse conforme alla ragione, Dio ha voluto che agli interiori aiuti dello Spirito Santo si accompagnassero anche prove esteriori della sua Rivelazione”. Così i miracoli di Cristo e dei santi [Cf Mc 16,20; Eb 2,4 ] le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità “sono segni certissimi della divina Rivelazione, adatti ad ogni intelligenza”, sono “motivi di credibilità” i quali mostrano che l’assenso della fede non è “affatto un cieco moto dello spirito”.

Una fede credibile

La credibilità della fede che professiamo si fonda su questi criteri:

  1. La credibilità della rivelazione di Dio nella storia.
  2. La credibilità del testimone Gesù.
  3. La credibilità dei testimoni: gli Apostoli.
  4. La credibilità della Chiesa.

La rivelazione di Dio nella storia

 «Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato» (Eb 1,1-4)

Il testimone per eccellenza: Cristo Gesù

 Il processo rivelativo di Dio, iniziato cono i profeti dell’Antico Testamento, culmina in Gesù Cristo, il Verbo incarnato di Dio, il Testimone credibile colui che ha la conoscenza diretta del mistero di Dio e per mezzo del quale Dio si è inserito nella storia umana.

In Cristo Dio si fa uomo e come uomo si rende accessibile, conoscibile dagli uomini parlando il loro stesso linguaggio e condividendo la loro storia. Cristo è il testimone degno di fede che si rende credibile per mezzo di “segni”, le sue stesse parole dicono chiaramente che le opere che egli compie testimoniano e provano che è stato mandato a noi dal Padre (cfr. Gv 10,25).

I motivi di credibilità della Rivelazione divina hanno il loro cardine nella credibilità personale del Testimone divino per eccellenza, Gesù Cristo, che possiamo cogliere a partire dalla credibilità dei testimoni umani, i suoi discepoli, coloro che hanno vissuto con Lui, hanno ascoltato la sua parola, hanno visto i suoi “segni”, lo hanno incontrato risorto dopo la sua morte e lo hanno visto ascendere al cielo. La fede in Cristo, Testimone del Padre, si rende “plausibile” per via dell'”affidabilità” dei testimoni, e dunque è storicamente credibile.

 La fede di testimoni credibili: gli Apostoli

 Un atto di fede consiste nell’accettare come vera un’affermazione che per noi non è evidente, non è controllabile, non è dimostrabile, fidandoci dell’attendibilità delle persone che la sostengono.

Normalmente si arriva alla decisione di accettare qualcosa di non evidente dopo aver analizzato il “testimone “per vedere se fornisce “garanzie” sufficienti di credibilità e cioè se conosce bene le cose che dice (competenza) ed è onesto nel dirle (onestà).

La nostra fede in Gesù, Verbo di Dio incarnato, vissuto storicamente in un preciso tempo e luogo geografico, la sua vita, il suo ministero, la sua passione, morte e risurrezione, è legata al rapporto con testimoni che attestano ciò che hanno visto e udito, e lo hanno annunciato al mondo su preciso incarico del Signore.

Dalla testimonianza e dalla predicazione degli Apostoli dipende la credibilità della fede della Chiesa, la nostra fede personale che non è il frutto di una conoscenza diretta ma mediata da uno o più testimoni, e noi siamo convinti che l’atto di fede mostra un profilo ragionevole, nella misura in cui i testimoni sono affidabili e credibili.

In base a quanto abbiamo esposto sulla credibilità dei testimoni possiamo in sintesi affermare che l’atto di fede oggi si fonda sui seguenti passaggi:

È un atto di fiducia nella Chiesa, che ha conservato con cura e amore, senza alterarlo, l’insegnamento degli Apostoli selezionando e tramandando i libri che lo contenevano e interpretandoli secondo quanto gli autori volevano dire.

È un atto di fiducia (attraverso la Chiesa) negli apostoli, testimoni, in prima persona, di Cristo, della sua parola e dei “segni” da lui compiuti, nonché della verità della sua incarnazione, passione, morte, risurrezione e ascensione al cielo.

È un atto di fiducia (attraverso gli apostoli) in Gesù, che è veramente quello che ha detto d’essere, cioè il Figlio di Dio, il Cristo, poiché l’ha garantito con la sua risurrezione.

È un atto di fiducia (attraverso Gesù) in Dio, Padre, che per mezzo della morte e risurrezione del Figlio ci ha redenti e salvati.

Una fede creduta

L’atto di fede nella rivelazione divina si inserisce quindi nella logica dell’assenso personale ad una verità testimoniata. L’atto di fede conduce a compimento il processo conoscitivo: la certezza della realtà del mondo, la certezza di un io soggetto di conoscenza riconosciuto da altri, la certezza che le leggi morali e fisiche, presuppongono un ordine razionale ed un ordinatore intelligente, un origine trascendente e una destinazione trascendente e provvidenziale. L’atto di fede è un dono di Dio in quanto esso illumina la nostra intelligenza e la nostra volontà è la orienta verso una conoscenza sempre più profonda del suo essere e del suo mistero di salvezza.

I contenuti fondamentali della professione di fede del cristiano

Dalla Dichiarazione “Dominus Iesus” circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo, al n.1 leggiamo:

Il Signore Gesù, prima di ascendere al cielo, affidò ai suoi discepoli il mandato di annunciare il Vangelo al mondo intero e di battezzare tutte le nazioni: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16,15-16); «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»” (Mt 28,18-20; cf. anche Lc 24,46-48; Gv 17,18; 20,21; At 1,8).

La missione universale della Chiesa nasce dal mandato di Gesù Cristo e si adempie nel corso dei secoli nella proclamazione del mistero di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, e del mistero dell’incarnazione del Figlio, come evento di salvezza per tutta l’umanità. Sono questi i contenuti fondamentali della professione di fede cristiana e cattolica.

 

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