MISERICORDIA E CASTIGO DI DIO?

Nel mondo e in particolare nel mondo cristiano e cattolico, Dio è famoso per la sua misericordia, è famoso un po’ meno per la sua giustizia, mentre è abbastanza impopolare per il suo potere di castigare i singoli, i popoli o l’umanità intera. Com’è possibile conciliare misericordia e castigo?

Noi siamo convinti che Dio è buono e quindi perdona sempre, illimitatamente e incondizionatamente, perché tende a scusare le sue creature anche per colpe di cui esse non siano totalmente consapevoli o di cui non siano capaci di pentirsi completamente. Dio è misericordioso verso tutti, verso credenti e non credenti, verso i buoni e verso i cattivi, perché anche il peggiore degli esseri umani è pur sempre una sua creatura che sia pure inconsciamente ha bisogno del suo amore.

Ma, in realtà, le cose, da un punto di vista rigorosamente biblico ed evangelico, non stanno proprio così. Non perché effettivamente il peccatore non possa, persino in extremis, pentirsi delle sue colpe ed essere giustificato da Dio, mentre il giusto non possa allontanarsi dalla giustizia e commettere iniquità perdendo così se stesso (Cfr. Ezechiele 18, 5-30), ma semplicemente perché la misericordia divina non è dovuta, non è obbligata, la misericordia divina è un dono gratuito d’amore che però va desiderata, va invocata, riconoscendo il proprio peccato, il male compiuto.

Forse queste considerazioni non sono molto tranquillizzanti, ma, per una rappresentazione di Dio obiettivamente fondata sulle Sacre Scritture, non si può definire saggio chi dà per scontato il perdono di Dio. Come recita il Siracide (cap. 5, 4-7): «Non dire: ‘Ho peccato, e che cosa mi è successo?’, perché il Signore è paziente. Non essere troppo sicuro del perdono tanto da aggiungere peccato a peccato. Non dire: ‘La sua misericordia è grande; mi perdonerà i molti peccati’, perché presso di lui ci sono misericordia e ira, il suo sdegno si riverserà sui peccatori. Non aspettare a convertirti al Signore e non rimandare di giorno in giorno, poiché improvvisa scoppierà l’ira del Signore e al tempo del castigo sarai annientato».

Il perdono e la misericordia sono un dono divino completamente gratuito e solo chi si sforza sinceramente di convertirsi quanto più stabilmente e radicalmente possibile a Dio, può sperare di ottenerlo attraverso una consapevolezza sempre viva delle proprie colpe e delle proprie insufficienze unite ad  una preghiera di richiesta e di lode che si alzi incessantemente al Signore.

La misericordia di Dio è un grande dono ma è un dono mai meritato che va conservato, va difeso, va continuamente riconquistato con tutte le forze e con tutta la buona fede di cui si dispone, certamente con l’aiuto della Grazia di Dio.

Poi però c’è anche un castigo divino che non ha più niente di pedagogico e che è di natura esclusivamente punitiva, pur restando a pieno titolo parte integrante del piano redentivo di Dio.

Domandiamoci: potrebbe Dio essere davvero giusto se, alla fine, non operasse alcuna distinzione tra coloro che hanno fatto di tutto per seguirne le orme, per rimanere fedeli ai suoi comandamenti, che si sono pentiti e hanno chiesto perdono per i propri peccati e coloro e a causa dei loro peccati e che avrebbero avuto la possibilità di pentirsi, di cambiar vita e di chiedere il perdono e la misericordia a Gesù Cristo, invece si sono chiusi in se stessi rifiutando la grazia e l’amore di Gesù?

Quindi è inutile farsi illusioni, la Parola di Dio è chiarissima il “Siracide” recita significativamente: «Non unirti alla moltitudine dei peccatori, ricordati che la collera divina non tarderà. Umilia profondamente la tua anima, perché castigo dell’empio sono fuoco e vermi» (7, 16). In un salmo si legge: «Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge e non seguiranno i miei decreti, se violeranno i miei statuti e non osserveranno i miei comandi, punirò con la verga il loro peccato e con flagelli la loro colpa» (89, 31). Per non fare riferimento ai vangeli da cui si apprende tra l’altro che «chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di lui» (Gv 3, 36) e che, prima o poi, «verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti» (Mt 13, 49).

Potrebbero sussistere dei dubbi, nello spirito di un cristiano peccatore ma onesto, circa il fatto che la misericordia divina non sia incompatibile ma perfettamente conciliabile con il castigo divino?

Possiamo anche affermare che in fondo il castigo è il peccatore che se lo auto-infligge ce lo dice anche il Catechismo della Chiesa Cattolica n. 679: «Il Figlio non è venuto per giudicare, ma per salvare e per donare la vita che è in lui. È per il rifiuto della grazia nella vita presente che ognuno si giudica da se stesso, riceve secondo le sue opere e può anche condannarsi per l’eternità rifiutando lo Spirito d’amore». «Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola “inferno”» (n. 1033).

In conclusione il dannato si auto-esclude dalla misericordia salvifica di Dio e il peccatore si auto-esclude dalla grazia santificante. Dobbiamo purificare le nostre considerazioni da immagini antropomorfiche di Dio, rappresentazioni troppo umane di Dio, come se Dio attivamente infliggesse castighi. Questo non è il volto di Dio, Dio è Misericordia che salva e ama. Ma perché allora parliamo di “castighi di Dio”? Perché Dio è implicato in essi in quanto è negato in essi. Il peccatore sceglie deliberatamente di agire voltando le spalle a Dio, contraddicendo la sua volontà di amore, ma può sempre pentirsi, riconoscere i propri peccati e ricevere il perdono di Dio. Il dannato invece è colui che è irrimediabilmente chiuso nel rifiuto di Dio.

Don Vincenzo

 

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