CRISTO, SERVO OBBEDIENTE DI DIO

 

 

Preghiera iniziale

“Vieni, Spirito Santo, nei nostri cuori e accendi in essi il fuoco del tuo amore. Vieni, Spirito Santo, e donaci per intercessione di Maria che ha saputo contemplare, raccogliere gli eventi della vita di Cristo e farne memoria operosa, la grazia di leggere e rileggere le Scritture per farne anche in noi memoria viva e operosa.

Donaci, Spirito Santo, di lasciarci nutrire da questi eventi e di tradurli nella nostra vita in opere di carità.

Donaci, Ti preghiamo, una grazia ancora più grande; quella di cogliere l’opera di Dio nella nostra comunità parrocchiale e nella Chiesa visibile e operante nel mondo”. Amen.

In ascolto della Parola

Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi (Fil 2,6-11)

Cristo, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini. Apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre”.

Meditiamo insieme

Paolo esorta la comunità di Filippi alla concordia e alla stima reciproca e inserisce un inno che probabilmente i Filippesi conoscevano e cantavano nella liturgia. Si tratta di uno dei testi più antichi della liturgia cristiana che celebra il grande mistero di Cristo nella sua ricca completezza teologica, ricordando la sua natura divina preesistente, l’incarnazione, la morte e la risurrezione, per concludere con l’intronizzazione a Signore dell’universo.

Il testo comprende un duplice movimento: discensionale e ascensionale.

Nel primo, Cristo Gesù, dallo splendore della divinità che gli appartiene per natura sceglie di scendere fino all’umiliazione della «morte di croce». Egli si mostra così veramente uomo e nostro redentore, con un’autentica e piena partecipazione alla nostra realtà di dolore e di morte.

Il secondo movimento, quello ascensionale, svela la gloria pasquale di Cristo che, dopo la morte, si manifesta nuovamente nello splendore della sua maestà divina.

Il Padre, che aveva accolto l’atto di obbedienza del Figlio nell’Incarnazione e nella Passione, ora lo «esalta» in modo sovraeminente, come dice il testo greco.

Questa esaltazione è espressa non solo attraverso l’intronizzazione alla destra di Dio, ma anche con il conferimento a Cristo di un «nome che è al di sopra di ogni altro nome» (v. 9). Ora, nel linguaggio biblico il «nome» indica la vera essenza e la specifica funzione di una persona, ne manifesta la realtà intima e profonda.

Al Figlio, che per amore si è umiliato nella morte, il Padre conferisce una dignità incomparabile, il «Nome» più eccelso, quello di «Signore», proprio di Dio stesso.

Infatti, la proclamazione di fede, intonata coralmente da cielo, terra e inferi prostrati in adorazione, è chiara ed esplicita: «Gesù Cristo è il Signore» (v. 11). In greco, si afferma che Gesù è Kyrios, un titolo certamente regale, che nella traduzione greca della Bibbia rendeva il nome di Dio rivelato a Mosé, nome sacro e impronunciabile.

In questo inno il riferimento allo scandalo della croce (cf 1 Cor 1,23), e prima ancora alla vera umanità del Verbo fatto carne (cf Gv 1,14), si intreccia e culmina con l’evento della Risurrezione.

All’obbedienza sacrificale del Figlio segue la risposta glorificatrice del Padre, cui si unisce l’adorazione da parte dell’umanità e del creato.

La singolarità di Cristo emerge dalla sua funzione di Signore del mondo redento, che Gli è stata conferita a motivo della sua obbedienza perfetta «fino alla morte».

Il progetto di salvezza ha nel Figlio il suo pieno compimento e i fedeli sono invitati – soprattutto nella liturgia – a proclamarlo e a viverne i frutti. Questa è la meta a cui ci conduce l’inno cristologico che da secoli la Chiesa medita, canta e considera guida di vita: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (Fil 2,5).

Preghiamo insieme

“Gesù ti sei “svuotato” della tua divinità e non ti sei accontentato di condividere la nostra condizione umana, ma ti sei spinto fino ad assumere la condizione di servo. Su questa strada sei andato sino in fondo: ti sei consegnato nelle mani dei peccatori; hai offerto liberamente la tua vita, in obbedienza al Padre, affrontando la più meschina e infamante delle morti per amore nostro. Dall’incarnazione alla crocifissione il tuo progetto è stato un atto d’obbedienza alla volontà divina che ti chiedeva di manifestare a tutta l’umanità l’abissale amore del Padre per i suoi figli. Questo è l’unico modello cui anche noi dobbiamo ispirarci e su di esso dobbiamo edificare la nostra vita, le nostre relazioni, la nostra comunità, su di esso saremo misurati, perché tutti siamo stati chiamati ad essere perfetti come te Gesù, fin da prima della creazione del mondo.

Vogliamo imparare a sentire come Tu sentivi, a conformarci al tuo modo di pensare, di decidere, di agire, vogliamo avere i tuoi stessi sentimenti. La grazia è venuta a noi per mezzo tuo Signore Gesù, che la tua grazia inondi l’anima nostra fino ad appartenenti totalmente”.

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