La parabola dei bambini che non vogliono giocare

Preghiera iniziale

O Gesù, noi siamo tuoi fratelli, il nostro spirito chiama te e invoca il tuo Spirito: oh mandaci il tuo Spirito Santo, che aumenti il nostro amore. Manda il tuo Spirito Santo, che è Amore, per guarire le nostre ferite. Desideriamo imparare da te, o Gesù, a vivere per gli altri e a donare tutta la nostra vita e tutto ciò che abbiamo. Liberaci da ogni tentazione, dallo spirito maligno che è attivo ogni giorno, che desidera metterci fretta, che desidera mettere nel nostro cuore pensieri di indecisione e di rifiuto. O Gesù, liberaci dallo spirito del male e riempici dello spirito di obbedienza e di umiltà, come hai riempito il cuore della tua e nostra madre Maria. Desideriamo seguire la parola del Padre verso di noi. Donaci lo spirito della pace e della serenità. Effondi il tuo Spirito nei nostri cuori. Amen

Ascoltiamo la Parola

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,16-19)

“A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: «Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!». È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: «È indemoniato». È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: «Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori». Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie»”.

Spunti per la riflessione e la condivisione

Entriamo nel testo, Gesù si pone una domanda: “A chi posso paragonare questa generazione?”. È una domanda polemica e riguarda non soltanto i contemporanei di Gesù, ma i suoi avversari, quelli che si rifiutano di accoglierlo; Gesù dice “generazione” rivolgendosi agli scribi, ai farisei che chiedono un “segno” convincente e clamoroso per poter credere in lui e li rimprovera di essere come bambini capricciosi.

Gesù fa riferimento ai giochi dei bambini del suo tempo, che spesso litigavano tra di loro: Il primo gioco è fare festa e il secondo è fare lamento. Si decide di giocare al matrimonio, i primi intonano canti gioiosi tipici di una festa di nozze, i secondi dovrebbero fingere un corteo nuziale, ma non si muovono: è un gioco troppo allegro. Allora si decide di giocare al funerale, un gruppo canta nenie funebri, l’altro gruppo dovrebbe simulare il corteo che accompagna il morto alla sepoltura. Ancora una volta nessuno si muove: è un gioco troppo triste. Troppo allegro, troppo triste: tutte scuse, la verità è che questi bambini non hanno voglia di giocare.

Ma Gesù nell’interpretare questa parabola inverte l’ordine: il primo gioco è fare lutto ed è la situazione dei giudei che rifiutano Giovanni e il suo messaggio: “Abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. E commenta: Giovanni non mangiava e non beveva (appunto il lutto) e avete detto: “E’ indemoniato”. Poi passa al secondo gioco: quello impersonato da Gesù: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato”. E commenta: è venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve e avete detto: “E’ un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”.

Insomma questi ragazzi non stanno al gioco; sono capricciosi, volubili; soprattutto non scelgono, non si decidono, non si impegnano. È un giudizio negativo che Gesù dà dei suoi avversari.

Gesù termina il rimprovero nei confronti di “questa generazione” con un’affermazione che può sembrare oscura: “Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie»”. La “Sapienza” è Gesù stesso: è lui, infatti, il luogo storico in cui si è fatta presente visibile la Sapienza invisibile di Dio, il suo splendore, la sua novità, la sua forza salvifica. Nonostante l’indecisione, l’incoerenza e anche il rifiuto degli uomini, Dio porterà a compimento il suo piano di salvezza.

Domande per la condivisione

Spesso anche noi siamo incontentabili davanti al Signore, in certi momenti della nostra vita vorremmo una certa cosa, e subito dopo il suo opposto. Anche noi chiediamo segni certi al Signore per poter credere in Lui? Quali? Non siamo anche noi tra coloro che vorremmo che i malvagi fossero giudicati e condannati da Dio giusto e severo? Altre volte invece pretendiamo che la misericordia di Dio e il perdono sia per tutti, indiscriminatamente, soprattutto a nostro vantaggio? Spesso non rischiamo di piegare la volontà del Signore ai nostri gusti e alle nostre opinioni? Siamo capaci di abbandonarci pienamente alla volontà di Dio, alla Sua Sapienza? Quali gli impedimenti, gli ostacoli, le riserve che ci portano all’indecisione, a non fidarci pienamente di Lui?

Preghiamo insieme

O Signore, che continuamente ci inciti a star svegli, a scrutare l’aurora, a tenere i calzari e le pantofole, fa’ che non ci appisoliamo sulle nostre poltrone, nei nostri anfratti, nelle culle in cui ci dondola questo mondo di pezza, ma siamo sempre attenti a percepire il mormorio della tua voce che continuamente passa tra le fronde della vita a portare frescura e novità. Fa’ che la nostra sonnolenza non divenga giaciglio di morte. E – casomai – dacci tu uno scossone per stare desti e ripartire sempre. (Madeleine Delbrel)

Rispondi