CONTEMPLIAMO E ADORIAMO CRISTO CROCIFISSO

E siamo così al Venerdì Santo, giorno della Passione e della crocifissione del Signore. Ogni anno, ponendoci in silenzio di fronte a Gesù appeso al legno della croce, avvertiamo quanto siano piene di amore le parole pronunciate la vigilia, nel corso dell’ultima Cena. Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti.

Gesù ha voluto offrire la sua vita in sacrificio per la remissione dei peccati dell’umanità. Come di fronte all’Eucaristia, così di fronte alla passione e morte di Gesù in croce il mistero si fa insondabile per la nostra ragione. Siamo posti davanti a qualcosa che umanamente potrebbe apparire assurdo: un Dio che non solo si fa uomo, con tutti i bisogni dell’uomo, non solo soffre per salvare l’uomo, caricandosi di tutta la tragedia dell’umanità, ma muore per l’uomo. La morte di Cristo richiama il cumulo di dolore e di mali che grava sull’umanità di ogni tempo: il peso schiacciante del nostro morire, l’odio e la violenza che ancora oggi insanguinano la terra. La passione del Signore continua nelle sofferenze degli uomini.

Se il Venerdì Santo è giorno pieno di tristezza, è dunque, al tempo stesso, giorno quanto mai propizio per ridestare la fede, per rinsaldare la speranza e il coraggio di portare ciascuno la nostra croce con umiltà, fiducia e abbandono in Dio, certi del suo sostegno e della sua vittoria. La croce, il dolore, la morte non sono le parole definitive sulla nostra vita perché Cristo le ha sconfitte per sempre, per noi, compiendo fino in fondo la volontà del Padre. Sia questo per noi un giorno di ringraziamento e di gratitudine: per la sua obbedienza ora possiamo vivere nella libertà dei figli di Dio, che egli dona a chi umilmente si accosta a lui. Solo quando obbediamo a Dio, siamo veramente liberi.

Nel dramma della passione, c’è una persona che è sempre vicina a Gesù in maniera discreta, ma forte. È sua madre, che dopo aver accompagnato il Figlio, riceve il compito di accompagnare tutta la Chiesa alla pienezza della vita in Dio. Maria, sotto la croce, ci insegna molte cose. Anzitutto, il silenzio. Di fronte alla croce, non c’è molto da dire: ma il suo silenzio significa partecipazione e forte sostegno. Ma da lei possiamo imparare anche qualcos’altro: essere vicini alle croci dei nostri fratelli e amici, anche senza parlare, è segno di grande carità e condivisione. È questo l’atto d’amore più semplice e più efficace che possiamo fare.

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