Scusate il (leggero) ritardo

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Dalla casa editrice mi informano che è iniziata la distribuzione di “Prendi il vento”, quindi chi vuole può già prenotarlo in libreria. Però questo significa che la data ufficiale di uscita è leggermente posticipata, ovvero sarà il 31 Marzo, appena dopo la Pasqua.

Per farmi perdonare del leggero ritardo vi regalo un altro piccolo frammento, che mi sembra di attualità.

Vivere in una società dove tutto è commerciabile, dai valori morali alla dignità delle persone, dove non esiste più alcuna moralità né pubblica né privata, ma tutto è sottomesso alla logica del profitto, vivere in una città corrotta e violenta, in un quartiere dove si spaccia o ci si prostituisce senza pudore, dove l’impunità regna sovrana e il diritto è diventato anch’esso merce di scambio, lavorare in una scuola dove nessuno più si sforza di educare o in un ospedale dove l’umanità del malato è negata o in un ufficio dove la corruzione è la regola quotidiana, abitare in un quartiere dove i diritti dei più deboli vengono conculcati, mentre i poveri attorno a noi aumentano sempre di più, o anche semplicemente assistere alla disgregazione delle nostre famiglie, divise e lacerate da interessi e violenze nascoste non è forse vivere sotto il Regno del maligno? E come potrebbe pregare per la liberazione chi si voltasse dall’altra parte per non vedere certe situazioni o addirittura se ne facesse complice?

Noi cristiani non possiamo rassegnarci al male, non possiamo accettare come inevitabili certe situazioni, pena il negare nei fatti ciò che affermiamo a parole. Dobbiamo anzi combatterle con tutte le armi a nostra disposizione, ordinarie e straordinarie, spirituali, ma anche culturali e politiche. Di fronte allo sfacelo morale a cui stiamo assistendo non è affatto sufficiente ritirarci in disparte rin- chiudendoci nel nostro piccolo paradiso privato, che in realtà poi non sarebbe affatto un paradiso, poiché il paradiso è il luogo dell’amore e un cielo che si disinteressasse della terra non sarebbe un luogo d’amore, ma il regno di un egoismo autosufficiente e chiuso in se stesso.

Nel libro della Genesi, dopo il peccato dell’uomo, Dio pone inimicizia tra la stirpe della Donna e il serpente (cf Gn 3,15); la prima cosa che dobbiamo fare allora, se vogliamo combattere il male, è coltivare questa inimicizia, che significa innanzitutto non rassegnarsi mai, non accettare che il male possa essere definito inevitabile, non cedere alla logica del male minore. Da qui proviene l’autorità cristiana, da questa inimicizia con il male, per questo perde ogni autorità chi invece con il male è pronto a patteggiare, chi scende a compromessi.

Per fortuna c’è la Quaresima!

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Il bello del carnevale è che finisce.

Chi vorrebbe vivere in un perpetuo divertimento, in una forzata allegria che finirebbe presto con il tramutarsi in un incubo di egoismo?

Eppure questo nostro tempo, così condizionato dalla TV, vorrebbe farci vivere esattamente così, come se fossimo i protagonisti di qualche spettacolo di intrattenimento del Sabato sera: niente da prendere davvero sul serio, niente drammi senza soluzione, niente sfumature, il bene da una parte (sempre la nostra ovviamente, per definizione) e il male da un altra, rigorosamente.

Per fortuna c’è la Quaresima!

Per fortuna, o per Grazia, c’è un tempo in cui siamo invitati a pentirci.

È il tempo delle ceneri, il tempo in cui ricordare che siamo polvere, in cui ritornare su noi stessi e prendere coscienza del male che abita in noi, di questa inseparabile commistione di virtù e peccato che ci caratterizza.

Siamo viventi ossimori: in noi c’è il desiderio del bene e l’incapacità di compierlo, come dice S. Paolo, per questo la sola posizione veramente umana, quella che possa rendere conto davvero della nostra complessità, è quella del pentimento.

Sono rimasto molto colpito da una piccola riflessione stamattina: mentre la Chiesa vieta di accostarsi alla comunione eucaristica ad un non credente, e perfino ai credenti se non sono in Grazia, tutti sono invece invitati a ricevere le ceneri sulla fronte quest’oggi. Anche i peccatori, perfino gli atei o i pagani peggiori.

Il gesto simbolico del pentimento è forse il più laico dei gesti ecclesiali, quello che è richiesto ed offerto veramente a tutti. Forse perché pentirsi è il gesto più umano che ci sia, forse perché è il vero inizio di una vita spirituale, perché non c’è un rientrare in se stessi che non cominci da qui: da una obbedienza alla verità e da un’adesione al bene, ma al tempo stesso dalla presa di coscienza dolorosa della distanza che da questo bene e da questa verità ci separa.

Inizia oggi un tempo di domande contro la stupida certezza ideologica che ci vorrebbe schierati l’uno contro l’altro. Troppo facile, troppo comodo, dividere il mondo in bianco e nero, Gerusalemme e Babilonia, noi e loro.

Facile? Comodo? No davvero! In realtà è solo un’illusione funzionale all’unico che trae profitto dalla divisione, quello che la Bibbia definisce “omicida fin dal principio”.

La quaresima ci ricorda che siamo polvere, che se c’è in noi qualcosa di bene non è per merito nostro, ma per un dono inspiegabile e fortunatissimo che abbiamo ricevuto e questa certezza ci impedirà di diventare a nostra volta giudici e tiranni degli altri. Perché colui che crede di avere qualche virtù per merito proprio, colui che ha fatto della coerenza la più alta virtù, finisce con l’ammalarsi inevitabilmente di quella malattia terribile che la Bibbia chiama sclerocardia, o durezza di cuore, che è l’incapacità di pentirsi da una parte e inesorabilità nel giudizio sul prossimo dall’altra.

Sì, non c’è dubbio, solo chi sa pentirsi sa anche perdonare e se questo mondo si caratterizza per la sua spietatezza e incapacità di perdonare, forse è proprio perché ha perso la capacità di pentirsi.

Pentirsi

and forgetPentirsi non è di moda. Il mondo è pieno di persone che rivendicano come un valore assoluto la coerenza (sempre quella degli altri per carità) ed in nome della coerenza non perdonano mai nemmeno la più piccola trasgressione, anche se nel frattempo ti sei fatto dieci anni di carcere, anche se hai messo la testa a posto e cambiato vita, anche se ti sei assunto coraggiosamente la responsabilità dei tuoi sbagli. Non si cambia, questa è la legge del mondo, riassunta nel noto proverbio romano: “chi nasce tondo non muore quadrato”. E se non si cambia non c’è perdono, mai.

Per questo il mondo è flessibilissimo sui principi e durissimo con le persone, perché teme le leggi forti per paura di cadere e contro quelli che comunque cadono non ha alcuna pietà. La Chiesa al contrario è assai rigida sui principi e flessibilissima con le persone, perché ha molto a cuore la verità di Dio e dell’uomo ed ancora di più ha a cuore la salvezza delle persone concrete.

Tutto questo ci viene ricordato nel tempo meraviglioso che inizia Mercoledì: il tempo del perdono.

La Quaresima è sempre stata associata con la penitenza e questo in qualche modo è giusto perché non ci può essere un vero pentimento se questo non si accompagna in qualche modo al desiderio di riparare il male commesso, ma appunto la penitenza non è fine a se stessa. Noi non facciamo penitenza perché siamo masochisti, al contrario perché vogliamo godere del bene più grande, della gioia più grande che è per l’appunto quella del perdono.

La quaresima è tempo di penitenza, certamente, ma innanzitutto e soprattutto è tempo di perdono, è il tempo di riaccostarsi al sacramento della Confessione e ripartire, come con un nuovo battesimo, e ritrovare le ragioni profonde del rapporto con Dio.

Tre sono le vie del pentimento: il digiuno, l’elemosina e la preghiera e la nostra parrocchia offre modo per praticarle tutte. Il digiuno ci ricorda che una sola cosa è necessaria e di tutto si può fare a meno, tranne che dell’amore di Dio, la preghiera ci mette costantemente in contatto con questo amore a cui ci abbeveriamo come a una fonte, l’elemosina infine ci insegna a condividere questo amore con chi ha meno di noi. In diversi momenti avremo la possibilità di percorrere queste vie di pentimento insieme.

Il Mercoledì delle Ceneri nella nostra Parrocchia sarà possibile partecipare alla S. Messa per ricevere l’imposizione di quel segno penitenziale che inaugura il tempo quaresimale sia alle 18.30 che alle 19.30. quel giorno è anche uno dei due giorni in cui la Chiesa domanda il digiuno come precetto (l’altro è il Venerdì Santo), a cui cioè sono tenuti tutti i credenti, esentati solo i bambini e i malati: significa in concreto saltare almeno un pasto ed offrire il corrispettivo in elemosina.

Dopo questo seguiranno diversi segni penitenziali importanti: dalla Via Crucis di prefettura, che quest’anno è anticipata al primo Venerdì di Quaresima, alle “cene a pane, acqua e Gesù”, che si faranno in tutti i Venerdì, fino alla recita delle Lodi o dei Vespri (rispettivamente alle 7.30 del mattino e alle 19.15 alla sera). Ma vorrei proporre a tutti anche di assumersi qualche impegno, anche saltuario, di volontariato tra le mille opportunità che la parrocchia offre. Nulla come servire concretamente i poveri libera la mente dalle nebbie e dalle illusioni del peccato.

photo credit: and forget? via photopin (license)

Perché in piazza

Piazza
Mi è stato chiesto di scrivere una lettera da poter pubblicare su un  blog per spiegare le ragioni della mia adesione al Family Day del 30 gennaio, adesione purtroppo solo virtuale visto che sono bloccato a letto con una gamba ingessata.

Detto questo entro nel merito: perché andare il 30 Gennaio al Circo Massimo?

L’art. 5 del DdL Cirinnà, se approvato nella sua attuale formulazione, consentirebbe “ladozione -da parte del partner dello stesso sesso- del figlio biologico dellaltro partner” anche nei casi in cui il bambino sia nato grazie al ricorso a procedure di maternità surrogata e di fecondazione eterologa, codificando il diritto di adottare un bambino che è stato reso intenzionalmente “orfano” di uno dei due genitori, e per lesattezza del genitore “donatore” o “surrogante”, da parte di chi ha coscientemente fatto ricorso a una procedura di filiazione che porta alla espulsione, dalla vita del concepito, del genitore biologico (il quale dovrebbe poi essere “surrogato” dal partner dellaltro genitore biologico che ha fatto ricorso a detta procedura), il tutto in un contesto in cui, a fronte della vuota formula ideologica di “genitorialità intenzionale”, si vuole in realtà far passare il principio più brutale, ma aderente ai fatti, di “orfanizzazione intenzionale”.

E questo in barba al sesto principio della carta internazionale dei diritti del fanciullo, che così recita: “salvo circostanze eccezionali, il bambino in tenera età non può essere separato dalla madre”. Ovviamente infatti non esiste alcun diritto ad avere dei figli, perché i figli non sono cose di cui disporre a piacimento, esiste invece il diritto del bambino a non essere separato dai suoi genitori naturali.

Questa è la linea del Piave che lideologia del postumano intende sfondare: introdurre il principio che il rapporto di genitorialità, grazie alla Tecnica e alle possibilitàeconomiche di chi vi ricorre, non presuppone genitori di sesso diverso, nè un legame genetico, essendo sufficiente lintenzione di essere “genitore” (sic) di un “figlio”. Capisci di che stravolgimento culturale stiamo parlando? La cosa più carnale e viscerale che ci sia, cioè il rapporto padre/figlio o madre/figlio verrebbe ridotto ad uno stato mentale, cioè a quello dell’intenzione. E poiché le intenzioni sono labili cosa garantirebbe la permanenza di questo legame? E la cronaca infatti, nei pochi mesi in cui questa pratica oscena dell’utero in affitto è venuta alla luce, ci ha già mostrato più di un caso di bambini rispediti “alla fabbrica” in base alla logica strettamente commerciale del “soddisfatti o rimborsati “. Chi un domani oserà parlare a questi bambini di amore incondizionato? Come educarli al disinteresse o alla generosità?

In altre parole, quindi, non penso affatto che la posta in gioco con questa proposta di legge sia la regolamentazione dello status delle coppie di fatto. Credo anzi che questo sia un false flag agitato a bella posta, come arma di distrazione di massa, visto che l’ordinamento italiano prevede di già l’istituto del contratto di convivenza che dà accesso a numerosi diritti come l’assistenza sanitaria del convivente, anche se omosessuale, la possibilità di visitarlo in carcere o la possibilità di ereditare. Si può eventualmente trattare sull’aggiungere ancora qualcosa alle possibilità offerte dal patto di convivenza senza però andare a inventare nuove figure giuridiche che finirebbero inevitabilmente con lo svalutare il matrimonio.

Ci sono in particolare due limiti che mi sembrano invalicabili, ed entrambi vengono stracciati dal DDL Cirinnà, che sono: 1) la possibilità di adottare, perché seguendo Freud e più di un secolo di psicologia clinica sono persuaso che l’uomo conosce se stesso confrontandosi con la polarità sessuale dei genitori, e 2) la reversibilità della pensione, che ha il suo fondamento giuridico nella tutela della prole. È evidente infatti che data la crisi dell’istituto pensionistico, offrire questa possibilità a coppie per definizione sterili andrebbe a ledere il diritto delle coppie con figli. Entrambi i punti dunque riguardano i figli, come è logico, visto che ciò che caratterizza il matrimonio (lo dice la parola stessa) è il sostegno alla “mater” cioè alla prole.

Per questo insieme di ragioni, niente affatto confessionali come vedi, ma del tutto razionali, considero questo DDL una vera porcheria, la questione è: come opporsi? Di fronte a questo, cioè di fronte alla possibilità, per me mostruosa, di vedere un bambino separato dalla sua mamma per soddisfare le ansie di paternità/ maternità di qualche ricco europeo, io non posso infatti restare indifferente, me lo vieta la mia coscienza. E poiché siamo in democrazia una legge la si contrasta con gli strumenti democratici a nostra disposizione, tanto più che ben pochi in parlamento sono quelli che si oppongono senza se e senza ma, tra i quali ovviamente c’è la manifestazione in piazza. Sono necessarie anche le “battaglie culturali”, è necessaria anche la testimonianza, e certo non ci tireremo indietro su quel campo, ma adesso la priorità è fermare l’itinerario di una legge iniqua e disumana.

Sono convinto anche io che non sarà una manifestazione a risolvere i problemi delle famiglie, il bonus fiscale ad esempio aiuterebbe assai di più, ma “queste cose bisogna fare senza trascurare quelle”. L’obbiettivo della manifestazione peraltro è assai circoscritto e preciso: fermare l’itinerario di un DDL che, al di là delle parole dei proponenti, danneggia oggettivamente i bambini. I problemi delle famiglie andranno affrontati in altre sedi e con altri linguaggi, d’accordissimo, ma intanto mi rifiuto di assistere passivo ad un ennesimo sfruttamento dei bambini, camuffato per di più in salsa umanitaria (e chi lo fa mente sapendo di mentire, visto che sa benissimo che in Italia, già adesso, per ogni bambino adottabile ci sono dieci famiglie richiedenti).

Mi scuso se mi sono accalorato un po’, ma non si può parlare di bambini in maniera neutrale, e ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di spiegarmi.

Don Fabio