Su Ali d’Aquila – Salmo 90 Signore mio rifugio

Tu che abiti al riparo del Signore
e che dimori alla Sua ombra,
di’ al Signore “Mio rifugio,
mia roccia in cui confido”.

RITORNELLO
E ti rialzerà, ti solleverà
su ali d’aquila, ti reggerà
sulla brezza dell’alba ti farà brillar
come il sole, così nelle Sue mani vivrai.

Dal laccio del cacciatore ti libererà
e dalla carestia che distrugge,
poi ti coprirà con le Sue ali
e rifugio troverai.

RIT.

Non devi temere i terrori della notte
né freccia che vola di giorno,
mille cadranno al tuo fianco
ma nulla ti colpirà.

RIT.

Perché‚ ai Suoi angeli ha dato un comando
di preservarti in tutte le tue vie,
ti porteranno sulle loro mani
contro la pietra non inciamperai.

RIT.

E ti rialzerò, ti solleverò
su ali d’aquila, ti reggerò
sulla brezza dell’alba ti farò brillar
come il sole, così nelle mie mani vivrai.

Questo articolo sezione del sito “Canti della Messa” che è dedicata ai canti che vengono effettivamente cantati in occasione delle messe celebrate all’interno del Santuario.

Per vedere tutti i canti pubblicati fino ad ora, clicca qui.

Vi invitiamo ad abbandonarvi al canto durante la Santa Messa perché l’abbandono nel canto è un primo passo verso l’abbandono in Dio e poi, come diceva Sant’Agostino, chi canta, prega due volte.

Foto della festa di San Benedetto del 2010

Si pubblicano le foto della processione tenutasi per la festa di San Benedetto nel 2010.


Foto di eventi
Durante gli eventi vengono scattate foto per permettere a coloro che non hanno potuto esserci di sentirsi un po’ più vicini.
Queste foto sono etichettate con la tag “fotografando eventi“.
Per vedere queste foto, basta che cliccate qui.

San Benedetto da Norcia

San Benedetto da Norcia (Norcia, 480 ca. – Cassino, 21 marzo 547 ca.) è stato un monaco e fondatore italiano dell’Ordine dei Benedettini.

La memoria di San Benedetto si festeggia l’11 luglio, il suo ritorno alla casa del Padre si festeggia il 21 marzo.

Papa Paolo VI lo ha proclamato patrono d’Europa il 24 ottobre 1964.
E’ il patrono di Subiaco (RM), Subiaco (Australia), Pomezia e Cassino.
E’ il patrono degli architetti degli ingegneri e degli speleologi.
Ed è il santo al quale, in Roma, sono dedicate sia la nostra parrocchia che la chiesa di San Benedetto in Piscinula.

Storia di San Benedetto

Nacque con la sorella Scolastica da un’agiata famiglia romana della gens Anicia. Il padre di Benedetto e Scolastica fu Eutropio, figlio di Giustiniano Probo Console e Capitano Generale dei Romani nella regione di Norcia. La madre fu Claudia Abondatia Reguardati, Contessa di Norcia.

A Norcia Benedetto trascorse gli anni dell’infanzia e della fanciullezza, sicuramente avvertendo la suggestione e l’intensa spiritualità di quei santi uomini che già dal III secolo erano giunti dall’Oriente lungo la valle del Nera e in quella del Campiano. Scampati dalle persecuzioni, essi avevano abbracciato una vita di ascesi e di preghiera in diretto contatto con la natura, vivendo in “corone” di celle scavate nella roccia, facenti capo ad una piccola chiesa comune.

A dodici anni Benedetto fu mandato con la sorella a Roma a compiere gli studi ma, come racconta san Gregorio Magno nel II Libro dei Dialoghi, sconvolto dalla vita dissoluta della città,
« ritrasse il piede che aveva appena posto sulla soglia del mondo per non precipitare anche lui totalmente nell’immane precipizio. Disprezzò quindi gli studi letterari, abbandonò la casa e i beni paterni e cercò l’abito della vita monastica perché desiderava di piacere soltanto a Dio. »

Si ritirò nella valle dell’Aniene presso Eufide (l’attuale Affile), e da lì a una grotta impervia vicino a Subiaco, fra gli antichi resti di una villa neroniana.

Ricevuti gli abiti monastici dal monaco Romano, accettò di farsi guida ad altri fratelli in un ritiro cenobitico presso Vicovaro, predicando la parola del Signore ed accogliendo discepoli sempre più numerosi, fino a creare una comunità di ben dodici monasteri, ognuno con dodici monaci ed un proprio abate, tutti sotto la sua guida spirituale.

Si allontanò da Subiaco per incomprensioni sorte con i confratelli e, intorno al 529, fondò sull’altura sopra Cassino il monastero di Montecassino, faro di fede e civiltà nei secoli a venire, edificato sopra i resti di templi pagani e con oratori in onore di san Giovanni Battista (da sempre ritenuto un modello di pratica ascetica) e di san Martino di Tours, che era stato iniziatore in Gallia della vita monastica.

A Montecassino Benedetto visse fino alla morte, ricevendo l’omaggio del popolo in pellegrinaggio e dei sovrani dell’epoca, fra i quali anche Totila re dei Goti, che il santo monaco severamente ammonì.

Qui Benedetto si spense intorno al 547 (secondo altre fonti la data sarebbe il 21 marzo 543), poco dopo sua sorella Scolastica, con la quale ebbe comune sepoltura; spirò in piedi sostenuto dai suoi discepoli, dopo aver ricevuto la Comunione e con le braccia sollevate in preghiera, mentre li benediceva e li incoraggiava.

La Regola

Nel monastero di Montecassino Benedetto compose la sua Regola, un documento ricco e profondo, specchio dell’uomo di pace e di moderazione che era destinato ad avere un ruolo fondamentale nella storia d’Europa. Prendendo spunto da regole precedenti, in particolare da quella di san Giovanni Cassiano e da quella di san Basilio, egli riuscì a combinare l’insistenza sulla buona disciplina con il rispetto per la personalità umana e le capacità individuali, nella sincera intenzione di fondare una scuola del servizio del Signore, in cui speriamo di non ordinare nulla di duro e di rigoroso.
La Regola, dotta e misteriosa sintesi del Vangelo, nella quale si organizza nei minimi particolari la vita dei monaci, diede nuova ed autorevole sistemazione alla complessa, ma spesso vaga ed imprecisa, precettistica monastica precedente.
I due cardini della vita comunitaria sono il concetto di stabilitas loci e la figura dell’abate, padre amoroso, mai chiamato superiore, e cardine di una famiglia ben ordinata che scandisce il tempo nelle varie occupazioni della giornata durante la quale la preghiera e il lavoro si alternano nel segno del motto ora et labora.
I monasteri che seguono la Regola di san Benedetto sono detti benedettini. Anche se ogni monastero è autonomo sotto l’autorità di un abate, si organizzano normalmente in confederazioni monastiche, delle quali le più importanti sono la congregazione cassinense e la congregazione sublacense, originatesi rispettivamente attorno all’autorità dei monasteri benedettini di Montecassino e di Subiaco.

Il Verbo (non) si è fatto bit

di Don Fabio Bartoli

Quando il cardinale Vallini mi ha detto che sarei stato il parroco di San Benedetto la prima cosa che ho fatto ovviamente è stata cercare informazioni sulla mia nuova parrocchia e così ne ho trovato il sito. Un sito utile e ben fatto se quello che si chiede a un sito web è solo di essere una vetrina e un contenitore di informazioni, ma in realtà la rete può offrire molto di più: un sito parrocchiale potrebbe essere un luogo in cui condividere esperienze, testimonianze, catechesi, riflessioni, un punto di riferimento quotidiano per la meditazione e una sorta di diario collettivo di una comunità.

Insieme ad alcuni parrocchiani molto più esperti di me nella comunicazione informatica è nata così l’idea di affiancare al sito-vetrina già esistente un secondo sito, quello che state leggendo, che fosse come un blog collettivo della Parrocchia, molto più dinamico ed interattivo quindi, con la segreta ambizione di allargare i confini della parrocchia al di là di quelli geografici e diventare un “porto virtuale” per tutti i naviganti della rete.

L’idea è affascinante e può funzionare a patto che si abbiano ben chiari i limiti del mezzo internet, il Verbo si è fatto carne e questo vuol dire che la carne non è sostituibile nell’annunciarLo, non si può cioè chiedere alla rete di sostituire il contatto personale. La formazione di una vera comunità necessita di facce, voci, contatto umano, che non possono essere sostituiti dal contatto virtuale che resta inevitabilmente impersonale.

Se però si ha chiaro questo limite, lo spazio virtuale offre molte opportunità e preziose risorse. La nostra ambizione non è quella di creare uno spazio alternativo a quello reale, direi quasi carnale, della comunità, quanto di offrirne un potenziamento, per ampliare il più possibile la sua rete di contatti e rendere possibile uno scambio più rapido e frequente tra i suoi membri.

Il Verbo non si è fatto bit e tuttavia i bit possono trasmetterne un eco, un segno, purché questo segno sia un continuo rimando alla concretezza della vita di una comunità cristiana. Dietro ogni riga che scriveremo, dietro ogni filmato o foto che pubblicheremo vorremmo che si potesse intravedere l’evangelico “vieni e vedi”, perché questo spazio è fondamentalmente un invito all’incontro, non l’incontro esso stesso, perché l’annuncio del vangelo non è solo comunicazione di idee, ma è anche sudore e lacrime, risate e canto, sorrisi e strette di mano, tutte cose non codificabili in un flusso di dati, non per nulla “parola” in ebraico si dice “dabar” che significa innanzitutto “fatto” e tuttavia come poremo annunciare il vangelo senza un aggancio che consenta di catturare l’interesse dei nostri destinatari? Ecco allora lo scopo di questo spazio, incuriosire i lettori abbastanza da spingerli a “bucare il virtuale” per stabilire rapporti personali. Un supporto quindi alla vera missione della Parrocchia, che è quella di essere una comunità in cui il Verbo viene vissuto nella sua concretezza storica, mai un sostituto, perché non potrebbe in effetti esistere qualcosa come una “parrocchia virtuale”, il concetto stesso è un ossimoro senza alcun significato, la parrocchia infatti, in quanto comunità è carne, cioè storia, passione, vita vissuta, sentimenti.

Vorremmo che tutti quelli che ci leggono andassero oltre il virtuale, venendo a vedere la nostra comunità e coinvolgendosi in essa per quanto possibile.

 

don Fabio