E’ l’Amore del Padre che si china sui suoi figli. – Oggi preghiera carismatica con la comunità Maria

Discesa spensierata   Descent carefree

Nell’ultimo incontro di preghiera dello scorso lunedì il Signore ci ha lasciato un passo da meditare durante questo periodo, è un passo di Amore e di speranza.

E’ l’Amore del Padre che si china sui suoi figli. Il passo è Osea 2 , 16 – 25:

[16] Perciò, ecco, la attirerò a me,
la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore.

[17] Le renderò le sue vigne
e trasformerò la valle di Acòr
in porta di speranza.
Là canterà
come nei giorni della sua giovinezza,
come quando uscì dal paese d’Egitto.

[18] E avverrà in quel giorno
– oracolo del Signore – mi chiamerai: Marito mio,
e non mi chiamerai più: Mio padrone.

[19] Le toglierò dalla bocca
i nomi dei Baal,
che non saranno più ricordati.

[20] In quel tempo farò per loro un’alleanza
con le bestie della terra
e gli uccelli del cielo
e con i rettili del suolo;
arco e spada e guerra
eliminerò dal paese;
e li farò riposare tranquilli.

[21] Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto,
nella benevolenza e nell’amore,

[22] ti fidanzerò con me nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore.

[23] E avverrà in quel giorno
– oracolo del Signore –
io risponderò al cielo
ed esso risponderà alla terra;
[24] la terra risponderà con il grano,
il vino nuovo e l’olio
e questi risponderanno a Izreèl.

[25] Io li seminerò di nuovo per me nel paese
e amerò Non-amata;
e a Non-mio-popolo dirò: Popolo mio,
ed egli mi dirà: Mio Dio.

La preghiera della Comunità Maria in parrocchia non si terrà durante la settimana Santa, ma riprende oggi l’8 Aprile alle 19:30.

Il padre giusto

No, non è una variante della recente e fallimentare campagna elettorale del PD, ma un articolo che scrissi lo scorso anno nella festa di S. Giuseppe che vi presento con un vestito nuovo. Enjoy.

La sola cosa che il Vangelo ci dice su S. Giuseppe è che era un giusto. A causa di questa scarsità di informazioni la fantasia devota si è subito messa al lavoro, creando una figura in realtà piuttosto confusa, anche perché gli elementi che possiamo desumere dai vangeli apocrifi si contraddicono tra loro. Eppure in questa sintetica definizione, un giusto, c’è già tutto quello che ci serve di sapere.

O non è forse vero che la prima cosa che si chiede ad un padre è di essere giusto? Il padre, molto più della madre, rappresenta l’autorità. E l’autorità, se vuole veramente essere se stessa, cioè una forza che fa crescere (“autorità” viene dal latino augeo, far crescere appunto) deve innanzitutto esser giusta, non solo equa cioè e neppure soltanto retta, ma proprio giusta, dove la giustizia non è semplicemente trattare tutti allo stesso modo, quella è l’equità appunto, né il conformarsi ad un dovere, quella è la rettitudine, ma una qualità quasi metafisica, che fa appello ad una verità più alta dell’uomo e della legge che lo governa, che mira all’essenza del reale e lo sa cogliere e semplificare in modo da poter e-ducare, cioè condurre l’uomo fuori da se stesso e dal suo egoismo verso un bene oggettivo e superiore.

Per questo probabilmente il mondo non conosce più la giustizia, ma al massimo la sua brutta copia, che è la legalità, perché ha perso di vista questo bene oggettivo e superiore. Quanto mi dispiace, anche in bocca a tanti ecclesiastici, questa decadenza del linguaggio in cui non si osano più le parole vere e si sostituiscono con versioni meno impegnative perché meno assolute, così sempre più spesso si sentono preti raccomandare la solidarietà invece della carità o la legalità invece della giustizia…

C’è nel Vangelo di Matteo un bellissimo episodio che mostra come la giustizia di Giuseppe non fosse semplicemente legalità o cieca rettitudine.

Dunque, Maria, la sua promessa, si trova incinta. In base alla legge deve essere lapidata. Se Giuseppe fosse semplicemente retto dovrebbe esporla pubblicamente e così firmare la sua condanna. Ma Giuseppe ama teneramente Maria e non può rassegnarsi a vederla morire, nonostante sia convinto di essere stato tradito (l’angelo non gli ha ancora parlato nel sogno) non può accettare la sua morte.

Essendo retto, però, al tempo stesso non può nemmeno accettare di far da padre ad un figlio non suo e forse gli ripugna convivere con una donna da cui si sente tradito, ed ecco allora che la sua giustizia gli suggerisce la soluzione per soddisfare contemporaneamente le esigenze divergenti della legge e della giustizia: la ripudierà in segreto, in modo da non doverla accusare pubblicamente. Poco importa che così facendo si autocondanni al celibato, non potendosi più risposare, perché l’amore e la giustizia non calcolano il sacrificio, anzi lo prevedono esplicitamente e proprio in questo diventano vere.

Forse è per questo che la solidarietà ha soppiantato la carità e la legalità la giustizia, perché carità e giustizia si pagano di persona, non fanno riferimento ad un sistema oggettivo, ma coinvolgono me, mi sfidano nel mio intimo ed esigono un coinvolgimento personale, una disponibilità al sacrificio.

Giuseppe il giusto non fa alcun conto di sé, non c’è egoismo in lui, le esigenze della giustizia e dell’amore vengono prima del suo benessere e proprio per questo diventa il modello universale di ogni paternità. Con il suo sacrificio mi insegna la verità sulla giustizia e sull’amore e mi insegna così ad essere padre fino in fondo. Non c’è amore senza giustizia e non c’è né amore né giustizia senza sacrificio. Solo così un padre può essere autorevole e credibile, perché solo così fa crescere le persone che a lui si affidano. Come vorrei saper amare così.