Per fortuna c’è la Quaresima!

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Il bello del carnevale è che finisce.

Chi vorrebbe vivere in un perpetuo divertimento, in una forzata allegria che finirebbe presto con il tramutarsi in un incubo di egoismo?

Eppure questo nostro tempo, così condizionato dalla TV, vorrebbe farci vivere esattamente così, come se fossimo i protagonisti di qualche spettacolo di intrattenimento del Sabato sera: niente da prendere davvero sul serio, niente drammi senza soluzione, niente sfumature, il bene da una parte (sempre la nostra ovviamente, per definizione) e il male da un altra, rigorosamente.

Per fortuna c’è la Quaresima!

Per fortuna, o per Grazia, c’è un tempo in cui siamo invitati a pentirci.

È il tempo delle ceneri, il tempo in cui ricordare che siamo polvere, in cui ritornare su noi stessi e prendere coscienza del male che abita in noi, di questa inseparabile commistione di virtù e peccato che ci caratterizza.

Siamo viventi ossimori: in noi c’è il desiderio del bene e l’incapacità di compierlo, come dice S. Paolo, per questo la sola posizione veramente umana, quella che possa rendere conto davvero della nostra complessità, è quella del pentimento.

Sono rimasto molto colpito da una piccola riflessione stamattina: mentre la Chiesa vieta di accostarsi alla comunione eucaristica ad un non credente, e perfino ai credenti se non sono in Grazia, tutti sono invece invitati a ricevere le ceneri sulla fronte quest’oggi. Anche i peccatori, perfino gli atei o i pagani peggiori.

Il gesto simbolico del pentimento è forse il più laico dei gesti ecclesiali, quello che è richiesto ed offerto veramente a tutti. Forse perché pentirsi è il gesto più umano che ci sia, forse perché è il vero inizio di una vita spirituale, perché non c’è un rientrare in se stessi che non cominci da qui: da una obbedienza alla verità e da un’adesione al bene, ma al tempo stesso dalla presa di coscienza dolorosa della distanza che da questo bene e da questa verità ci separa.

Inizia oggi un tempo di domande contro la stupida certezza ideologica che ci vorrebbe schierati l’uno contro l’altro. Troppo facile, troppo comodo, dividere il mondo in bianco e nero, Gerusalemme e Babilonia, noi e loro.

Facile? Comodo? No davvero! In realtà è solo un’illusione funzionale all’unico che trae profitto dalla divisione, quello che la Bibbia definisce “omicida fin dal principio”.

La quaresima ci ricorda che siamo polvere, che se c’è in noi qualcosa di bene non è per merito nostro, ma per un dono inspiegabile e fortunatissimo che abbiamo ricevuto e questa certezza ci impedirà di diventare a nostra volta giudici e tiranni degli altri. Perché colui che crede di avere qualche virtù per merito proprio, colui che ha fatto della coerenza la più alta virtù, finisce con l’ammalarsi inevitabilmente di quella malattia terribile che la Bibbia chiama sclerocardia, o durezza di cuore, che è l’incapacità di pentirsi da una parte e inesorabilità nel giudizio sul prossimo dall’altra.

Sì, non c’è dubbio, solo chi sa pentirsi sa anche perdonare e se questo mondo si caratterizza per la sua spietatezza e incapacità di perdonare, forse è proprio perché ha perso la capacità di pentirsi.

Pentirsi

and forgetPentirsi non è di moda. Il mondo è pieno di persone che rivendicano come un valore assoluto la coerenza (sempre quella degli altri per carità) ed in nome della coerenza non perdonano mai nemmeno la più piccola trasgressione, anche se nel frattempo ti sei fatto dieci anni di carcere, anche se hai messo la testa a posto e cambiato vita, anche se ti sei assunto coraggiosamente la responsabilità dei tuoi sbagli. Non si cambia, questa è la legge del mondo, riassunta nel noto proverbio romano: “chi nasce tondo non muore quadrato”. E se non si cambia non c’è perdono, mai.

Per questo il mondo è flessibilissimo sui principi e durissimo con le persone, perché teme le leggi forti per paura di cadere e contro quelli che comunque cadono non ha alcuna pietà. La Chiesa al contrario è assai rigida sui principi e flessibilissima con le persone, perché ha molto a cuore la verità di Dio e dell’uomo ed ancora di più ha a cuore la salvezza delle persone concrete.

Tutto questo ci viene ricordato nel tempo meraviglioso che inizia Mercoledì: il tempo del perdono.

La Quaresima è sempre stata associata con la penitenza e questo in qualche modo è giusto perché non ci può essere un vero pentimento se questo non si accompagna in qualche modo al desiderio di riparare il male commesso, ma appunto la penitenza non è fine a se stessa. Noi non facciamo penitenza perché siamo masochisti, al contrario perché vogliamo godere del bene più grande, della gioia più grande che è per l’appunto quella del perdono.

La quaresima è tempo di penitenza, certamente, ma innanzitutto e soprattutto è tempo di perdono, è il tempo di riaccostarsi al sacramento della Confessione e ripartire, come con un nuovo battesimo, e ritrovare le ragioni profonde del rapporto con Dio.

Tre sono le vie del pentimento: il digiuno, l’elemosina e la preghiera e la nostra parrocchia offre modo per praticarle tutte. Il digiuno ci ricorda che una sola cosa è necessaria e di tutto si può fare a meno, tranne che dell’amore di Dio, la preghiera ci mette costantemente in contatto con questo amore a cui ci abbeveriamo come a una fonte, l’elemosina infine ci insegna a condividere questo amore con chi ha meno di noi. In diversi momenti avremo la possibilità di percorrere queste vie di pentimento insieme.

Il Mercoledì delle Ceneri nella nostra Parrocchia sarà possibile partecipare alla S. Messa per ricevere l’imposizione di quel segno penitenziale che inaugura il tempo quaresimale sia alle 18.30 che alle 19.30. quel giorno è anche uno dei due giorni in cui la Chiesa domanda il digiuno come precetto (l’altro è il Venerdì Santo), a cui cioè sono tenuti tutti i credenti, esentati solo i bambini e i malati: significa in concreto saltare almeno un pasto ed offrire il corrispettivo in elemosina.

Dopo questo seguiranno diversi segni penitenziali importanti: dalla Via Crucis di prefettura, che quest’anno è anticipata al primo Venerdì di Quaresima, alle “cene a pane, acqua e Gesù”, che si faranno in tutti i Venerdì, fino alla recita delle Lodi o dei Vespri (rispettivamente alle 7.30 del mattino e alle 19.15 alla sera). Ma vorrei proporre a tutti anche di assumersi qualche impegno, anche saltuario, di volontariato tra le mille opportunità che la parrocchia offre. Nulla come servire concretamente i poveri libera la mente dalle nebbie e dalle illusioni del peccato.

photo credit: and forget? via photopin (license)

Uno di noi

Gesù si identifica con i peccatori, si mette in fila con loro. E così ci salva.

Omelia per la solennità del Battesimo di Gesù, anno B. 11 Gennaio 2015 parrocchia di S. Benedetto

Prima Lettura

Is 55,1-11

Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide. Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d’Israele, che ti onora. Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia Parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

Vangelo

Mc 1,7-11

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Omelia