Domenica 8 Maggio 2016: preghiera dei fedeli scritta dalle Allodole di San Benedetto

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Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci o Signore.

1)

Tu sei risorto in un corpo glorioso, Signore e, come avevi promesso, hai vinto la morte.

Per i nostri sacerdoti, affinché ci insegnino a vivere senza nostalgia di Te, poiché Tu sei davvero tra noi e sei veramente risorto.

Preghiamo.

 

2)

Per gli operatori delle comunicazioni affinché lavorino sempre con coscienza e professionalità, al servizio del bene comune e per i giovani, affinché facciano buon uso dei social network.

Per questo noi Ti preghiamo.

 

3)

Per tutte le mamme, affinché trovino sostegno nel momento in cui si preparano ad accogliere la vita e nel loro compito di crescere e d educare i figli. Preghiamo.

 

4)

Per tutti noi, membri di questa comunità, affinché, seguendo il Tuo comandamento, impariamo ad amarci e a sostenerci come fratelli. Preghiamo.

 

 

photo credit: Happy Mother’s Day! – EXPLORE via photopin (license)

Domenica 1 Maggio 2016: preghiera dei fedeli scritta dalle Allodole di San Benedetto

 

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1)

Per il Papa, i vescovi e i sacerdoti, affinché siano strumenti di carità e di misericordia, sempre attenti alle necessità dei fratelli e docili all’azione dello Spirito Santo, preghiamo.

 

2)

Oggi si celebra San Giuseppe Lavoratore e in questa memoria si riconosce la dignità del lavoro come dovere e perfezionamento dell’uomo, servizio alla comunità e prolungamento della Tua opera.

Per i disoccupati e per quelli che vedono calpestati i loro diritti e la loro dignità da lavori disumani, noi Ti preghiamo.

 

3)

Oggi, XX° Giornata dedicata Bambini Vittime della violenza,  Ti affidiamo, Signore, le tante associazioni che si occupano dell’infanzia abbandonata e il destino di queste Tue creature innocenti, vittime di una cultura che non ama la vita, affinché trovino famiglie amorevoli che le accolgano e la possibilità di condurre una vita dignitosa.

Per questo noi Ti preghiamo.

 

4)

Lo Spirito Santo trasformò il cuore degli Apostoli rendendoli più forti. Preghiamo affinché ciò accada anche a noi, membri di questa comunità. Rendici, Signore capaci di vivere la vita con amore, coraggio ed entusiasmo. Per questo noi Ti preghiamo.

photo credit: 260111 via photopin (license)

Il padre giusto

No, non è una variante della recente e fallimentare campagna elettorale del PD, ma un articolo che scrissi lo scorso anno nella festa di S. Giuseppe che vi presento con un vestito nuovo. Enjoy.

La sola cosa che il Vangelo ci dice su S. Giuseppe è che era un giusto. A causa di questa scarsità di informazioni la fantasia devota si è subito messa al lavoro, creando una figura in realtà piuttosto confusa, anche perché gli elementi che possiamo desumere dai vangeli apocrifi si contraddicono tra loro. Eppure in questa sintetica definizione, un giusto, c’è già tutto quello che ci serve di sapere.

O non è forse vero che la prima cosa che si chiede ad un padre è di essere giusto? Il padre, molto più della madre, rappresenta l’autorità. E l’autorità, se vuole veramente essere se stessa, cioè una forza che fa crescere (“autorità” viene dal latino augeo, far crescere appunto) deve innanzitutto esser giusta, non solo equa cioè e neppure soltanto retta, ma proprio giusta, dove la giustizia non è semplicemente trattare tutti allo stesso modo, quella è l’equità appunto, né il conformarsi ad un dovere, quella è la rettitudine, ma una qualità quasi metafisica, che fa appello ad una verità più alta dell’uomo e della legge che lo governa, che mira all’essenza del reale e lo sa cogliere e semplificare in modo da poter e-ducare, cioè condurre l’uomo fuori da se stesso e dal suo egoismo verso un bene oggettivo e superiore.

Per questo probabilmente il mondo non conosce più la giustizia, ma al massimo la sua brutta copia, che è la legalità, perché ha perso di vista questo bene oggettivo e superiore. Quanto mi dispiace, anche in bocca a tanti ecclesiastici, questa decadenza del linguaggio in cui non si osano più le parole vere e si sostituiscono con versioni meno impegnative perché meno assolute, così sempre più spesso si sentono preti raccomandare la solidarietà invece della carità o la legalità invece della giustizia…

C’è nel Vangelo di Matteo un bellissimo episodio che mostra come la giustizia di Giuseppe non fosse semplicemente legalità o cieca rettitudine.

Dunque, Maria, la sua promessa, si trova incinta. In base alla legge deve essere lapidata. Se Giuseppe fosse semplicemente retto dovrebbe esporla pubblicamente e così firmare la sua condanna. Ma Giuseppe ama teneramente Maria e non può rassegnarsi a vederla morire, nonostante sia convinto di essere stato tradito (l’angelo non gli ha ancora parlato nel sogno) non può accettare la sua morte.

Essendo retto, però, al tempo stesso non può nemmeno accettare di far da padre ad un figlio non suo e forse gli ripugna convivere con una donna da cui si sente tradito, ed ecco allora che la sua giustizia gli suggerisce la soluzione per soddisfare contemporaneamente le esigenze divergenti della legge e della giustizia: la ripudierà in segreto, in modo da non doverla accusare pubblicamente. Poco importa che così facendo si autocondanni al celibato, non potendosi più risposare, perché l’amore e la giustizia non calcolano il sacrificio, anzi lo prevedono esplicitamente e proprio in questo diventano vere.

Forse è per questo che la solidarietà ha soppiantato la carità e la legalità la giustizia, perché carità e giustizia si pagano di persona, non fanno riferimento ad un sistema oggettivo, ma coinvolgono me, mi sfidano nel mio intimo ed esigono un coinvolgimento personale, una disponibilità al sacrificio.

Giuseppe il giusto non fa alcun conto di sé, non c’è egoismo in lui, le esigenze della giustizia e dell’amore vengono prima del suo benessere e proprio per questo diventa il modello universale di ogni paternità. Con il suo sacrificio mi insegna la verità sulla giustizia e sull’amore e mi insegna così ad essere padre fino in fondo. Non c’è amore senza giustizia e non c’è né amore né giustizia senza sacrificio. Solo così un padre può essere autorevole e credibile, perché solo così fa crescere le persone che a lui si affidano. Come vorrei saper amare così.