Pubblichiamo l’Omelia tenuta da Padre Marcelo Cattaneo, SVD che ricopre il ruolo di General Mission Secretary a livello globale per la Congregazione dei Missionari del Verbo Divino.
Giornata Missionaria in Famiglia: «Uno in Cristo, uniti nella missione» Mt 22,34-40
Sorelle e fratelli carissimi, comunità riuniti in questa parrocchia, è bello vedervi qui insieme.
Ogni comunità è arrivata con la sua storia, il suo gruppo, il suo modo di pregare, e anche la sua lingua. Siate tutti benvenuti. E il tema che ci è stato affidato per questa Giornata Missionaria sembra scritto per un incontro come il nostro: «Uno in Cristo, uniti nella missione».
Nel Vangelo, un dottore della Legge mette alla prova Gesù: «Qual è il grande comandamento?». A quel tempo si contavano seicentotredici precetti, e discutere su quale fosse il più importante era un gioco da teologi.
Gesù non partecipa al gioco. Non sceglie un comandamento tra tanti, ma ne fa uno solo con due volti: amare Dio con tutto il cuore, l’anima, la mente; amare il prossimo come se stessi. E dice che da questi due dipendono tutta la Legge e i Profeti, come un quadro dipende dal chiodo a cui è appeso. Tolto l’amore, tutto cade.
Ora guardiamo il nostro lemma. Uno in Cristo è il primo comandamento, l’amore che ci radica in Lui. Uniti nella missione è il secondo, l’amore che ci manda verso gli altri. Gesù dice che sono «simili»: non due strade parallele, ma un’unica corrente.
Un primo punto da riflettere. Gesù cita lo Shemà, la preghiera quotidiana di Israele: «Ascolta». L’amore di Dio comincia da una Parola accolta.
Qui incontriamo il carisma dei missionari del Verbo Divino, questa familglia fondata da sant’Arnoldo Janssen. Il nostro nome è la nostra missione: noi riconosciamo nell’ascolto della Parola una dimensione essenziale della nostra missione: che la Parola sia ascoltata, pregata, vissuta.
Una domanda per ciascuna delle nostre comunità: la nostra unità nasce dall’ascolto del Vangelo, o soltanto dalle nostre attività e dalle nostre simpatie? Un gruppo che non ascolta più la Parola resta un’associazione. Una comunità, invece, che accoglie la Parola diventa corpo di Cristo.
Un secondo punto. Nella vita di Sant’Arnoldo Janssen scopriamo una devozione profonda per il Dio Uno e Trino. Non era teoria: sapeva che Dio stesso è comunione, il Padre che dona, il Figlio che accoglie, lo Spirito che unisce. Per questo la missione non nasce da una strategia: nasce da un amore che trabocca. Non si va verso gli altri per fare proseliti, ma perché si è stati amati e quell’amore non sa restare chiuso.
E «uno in Cristo» non vuol dire «tutti uguali». Qui, in questa assemblea, ci sono comunità con carismi diversi, storie diverse, forse origini diverse. L’unità cristiana non cancella le differenze: ma impedisce che diventino muri. La Trinità è il modello: tre Persone distinte, un solo amore.
Un terzo punto. Chi è il «prossimo»? Gesù, in tutto il Vangelo, allarga i confini fino a spezzarli: il samaritano ferito, il centurione straniero, la donna cananea.
Come famiglia del Verbo Divino, questo allargamento noi lo viviamo nella propria carne. La nostra Congregazione è internazionale fin dalle origini, e oggi nelle nostre comunità vivono insieme confratelli di culture, lingue e continenti diversi. Non è un dettaglio organizzativo: è già missione. Una comunità interculturale che prega, mangia e lavora insieme dice al mondo, più di mille discorsi, che il prossimo non ha nazionalità.
E questa è una sfida concreta per il nostro mondo oggi, pieno di volti venuti da lontano: lavoratori, studenti, famiglie migranti, a volte presenti nelle nostre stesse parrocchie. Per noi la missione non è soltanto «laggiù». Il mondo è arrivato qui, e il Signore ci chiede d’ accoglierlo.
Da questa esperienza noi abbiamo maturato il dialogo profetico: un modo di fare missione che è insieme ascolto e annuncio. Ascolto, perché ogni persona e ogni cultura porta già tracce di Dio. Annuncio, perché a ogni persona dobbiamo la Buona Notizia.
E l’amore, quando è vero, prende forma concreta. Dove c’è fame si chiama giustizia, dove c’è solitudine si chiama presenza, dove manca la voce si chiama parola. Per questo la missione verbita include l’impegno per la giustizia, la pace e la cura del creato, e la comunicazione che dà voce a chi non ne ha. Non sono aggiunte all’annuncio: sono il secondo comandamento che prende corpo.
Pensiamo a un figlio di questa famiglia, san Giuseppe Freinademetz, sacerdote delle montagne del nord d’Italia, missionario nella Cina. Imparò la lingua, condivise la povertà del popolo, percorse villaggi e strade polverose. Gli si attribuisce una frase che riassume il Vangelo di oggi: l’unica lingua che tutti i popoli capiscono è quella dell’amore. Aveva compreso che non c’è traduzione più fedele della Parola di Dio di una vita spesa per l’altro.
La Giornata di oggi dice che la missione è il compito di tutti i battezzati. Chi non può partire può pregare. Chi non può pregare molto può offrire la sua malattia, la sua stanchezza, la sua fedeltà quotidiana. Chi può donare, doni. Chi può accogliere, accolga.
Per concludere, comunità care, ci sono due dimensioni dove ancora c’è spazio per crescere, uno per ciascun comandamento.
Il primo: che la Parola di Dio possa avere un posto centrale nella nostra vita. ‘Uno in Cristo’.
Il secondo: che ogni nostra comunità si faccia vicina alle persone e gruppi che rimangono lontani, fuori. ‘Uniti nella missione’.
Chiediamo al Signore, per intercessione dei santi Arnoldo Janssen e Giuseppe Freinademetz, di renderci discepoli innamorati della Parola e testimoni credibili del suo amore. Che possiamo essere davvero uno in Cristo, e perciò uniti nella missione, perché il Verbo fatto carne continui a farsi carne nelle nostre mani, nel nostro sguardo, nelle nostre comunità. E, come amava dire Arnoldo Janssen, il Dio uno e trino sia conosciuto e amato da tutti Amen.
Santa Messa h.10:00
Lavori di Gruppo
Convivialità































