AVVISO ORARIO SANTE MESSE

Carissimi fedeli parrocchiani, per motivi legati al cambio della conduzione pastorale della nostra parrocchia di San Benedetto, in accordo con il nuovo parroco, abbiamo deciso di prolungare fino alla fine del mese di settembre, l’orario estivo delle Sante Messe.

MESSA FERIALE E PREFESTIVA DEL SABATO

Ore 18:30

MESSE DOMENICALI

Ore: 8:30-10:30-18:30

 

Roma 12 settembre 2020

Il parroco

Don Vincenzo Sarracino

LA RIPRESA DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE CON IL POPOLO DI DIO

Carissimi Parrocchiani, finalmente riprendono le nostre celebrazioni eucaristiche con il Popolo di Dio non più solo via streaming ed a porte chiuse. È stata certamente un’esperienza sofferta che ha segnato il nostro vissuto di fede e che il nostro territorio parrocchiale ricorderà negli anni avvenire.

La gioia più grande è poter ricevere di nuovo l’Eucaristia dopo mesi di comunione spirituale, di poter di nuovo accostarci al Sacramento della Confessione per ricevere il perdono di Dio, di poter pregare insieme il Santo Rosario e invocare la Vergine Maria che protegga la nostra comunità e le nostre famiglie così duramente provate dall’epidemia.

In questo tempo la nostra chiesa è rimasta aperta, noi sacerdoti siamo rimasti e continueremo a rimanere attenti e disponibili per venire incontro ai tanti bisogni materiali e spirituali della nostra gente che bussa alla nostra porta. In questo tempo di prova, che ha evidenziato la nostra fragilità e in cui abbiamo condiviso la comune sofferenza, non è mai venuto meno il nostro conforto alle persone che lo chiedevano, la visita alle persone inferme, la Comunione ai malati, la benedizione alle salme anche se non si sono potuti celebrare i funerali.

Ora si apre una nuova stagione segnata dalla ripresa prudente consapevoli che il Signore non ci ha mai abbandonati, tutto ricomincia in maniera nuova e noi cristiani siamo chiamati, come ci ricorda il Concilio Vaticano II a leggere “i segni dei tempi” per far tesoro di questa esperienza e aprirci con fede e speranza alle nuove sfide che ci attendono, con coraggio e senza paura come ci ha ricordato il nostro santo padre Papa Francesco nel momento straordinario di preghiera lo scorso 27 marzo:

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.

Siamo consapevoli che la nostra fede è debole, siamo timorosi, ma altresì siamo certi che il Signore Gesù non ci lascia soli in balia della tempesta e continua a ripeterci anche oggi «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). Ricordandoci che Lui è con noi fino alla fine del mondo: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». (Mt 28,20)

Allora riprendiamo, seppur lentamente, le nostre liturgie condividendo la gioia di poter ricevere di nuovo l’Eucarestia comunitariamente, nel rispetto delle disposizioni che abbiamo preso per tutelare la salute delle persone

In questo modo daremo lode al Signore anche in vista della prossima grande solennità di Pentecoste in cui invocheremo su di noi e sulla nostra comunità lo Spirito Santo che rinfranchi i nostri cuori, apra le nostre menti alle necessità dei nostri fratelli e sorelle più deboli e bisognosi del nostro aiuto attraverso una quotidiana e generosa carità.

O Spirito Santo fonte dell’Eterno Amore

vieni nel mio cuore, rinnovalo, liberalo dalla paura,

e rendilo sempre più umile e generoso come il Cuore di Maria,

affinché io possa diventare, ora e per sempre,

Tempio e Tabernacolo della Tua Divina presenza.

Amen

 

LA RISURREZIONE DI CRISTO CI RIVELA UN DESTINO DI GLORIA SOTTO CIELI E TERRA NUOVA

«Poiché, ecco, io creo nuovi cieli e una nuova terra; non ci si ricorderà più delle cose di prima; esse non torneranno più in memoria. Gioite, sì, esultate in eterno per quanto io sto per creare; poiché, ecco, io creo Gerusalemme per il gaudio, e il suo popolo per la gioia» (Isaia 65:17,18).

Il punto di partenza

Le mie riflessioni, che intendo condividere con voi sull’evento della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, escono un po’ fuori dagli schemi spirituali cui siamo abituati per esporre i contenuti della nostra fede in occasioni delle grandi solennità come quella della Pasqua, cuore e centro della nostra fede: Il Signore è risorto, è veramente risorto.

Pertanto quello che scriverò, partendo sempre dalla Parola di Dio, intende prendere in considerazione la risurrezione di Cristo come rivelazione del nostro destino di creature umane, del mondo e dell’intero universo creato. Allora partiamo:

La Rivelazione, dice che: l’Universo, e quindi anche la storia umana, ha un centro specifico che è Gesù Cristo morto e risorto. Cristo è tutto in tutti, l’Universo è creato in Cristo e non esiste una fibra della realtà che non c’entri con Cristo. Questo principio lo esprime molto chiaramente San Paolo nella lettera ai Colossesi:

“Egli (Cristo) è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui”. (Col. 1,15-16)

L’universo è stato concepito e creato da Dio in Gesù Cristo morto e risorto, la dimensione di croce (dolore, sofferenza) e di risurrezione (gioia e beatitudine eterna) è la struttura dell’Universo e di conseguenza anche della nostra natura umana. Noi non abbiamo pienamente questa visione è la fede che fa saltare lo scenario e gli ostacoli (Rivelazione) che ne impediscono la visione, la fede ci fa avvertire che siamo in quella “struttura” di croce e di gloria, noi siamo destinati, con tutto l’Universo alla gloria che si manifesta nella croce, l’accento va posto sulla gloria destino di tutto e di tutti. Quindi la vita come la morte sono dentro questa struttura, in questo disegno divino che dobbiamo prendere nella sua integrità e nella sua re-integrazione (redenzione) che non è successiva alla dis-integrazione, al peccato ecc..

La realtà naturale in cui viviamo

Se osserviamo e studiamo l’universo e la vita come li conosciamo, ci accorgiamo che non sono adatti ad esistere per sempre. I processi fisici e biologici sono irreversibili, tutto tende ad un grande collasso anche se in un futuro assai lontano. Possiamo chiederci perché l’universo contenga in sé, fin dalla sua genesi, le chiavi di un’opportunità che sarebbe poi destinata a terminare ben presto. A cosa sarebbe servito questo “sforzo evolutivo”, questa delicata azione di fragili equilibri, se poi la vita è destinata a spegnersi su scale di tempo ben più brevi di quelle dell’esistenza futura della materia inanimata? Anche la possibilità che la vita sia sorta su pianeti attorno a stelle diverse dal sole, lascerebbe irrisolto il paradosso, perché le condizioni generali di stabilità delle galassie (evoluzione stellare al loro interno) e del cosmo nel suo insieme (espansione cosmologica) limitano comunque le condizioni favorevoli alla vita in intervalli di tempo ben circoscritti.

Alla luce del mistero pasquale

Il Padre crea e fonda la creazione sul sacrificio del Figlio, l’Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo (Ap.13,8), Per questo la legge della morte, come abbiamo ricordato all’inizio, si trova tessuta nella struttura stessa dell’universo, nella struttura stessa della creazione. La morte biologica delle creature vi era anche prima del peccato originale, ma non vi era corruzione dei corpi che passavano dal paradiso terrestre a quello celeste, era un ascendere al cielo in anima e corpo. È il peccato che ci fa percepire la morte come un evento tragico e angosciante, come perdita di sé, totale e definitiva. Non è la semplice esperienza del finire, legata alla condizione limitata di ogni esistente.

Il mistero e della morte, non riguarda solo la creatura umana, rivela che anche la creazione è soggetta alla caducità. In essa si dà una sorta di incompletezza e la possibilità —storicamente datasi – di un disordine, quello introdotto dal peccato dell’uomo, cose che saranno superate dalla signoria definitiva di Cristo.

Gesù ci viene incontro nella morte, e chiunque aderisce a Lui rinasce divinamente insieme a Lui. Il peccato originale offusca la creazione ma non intacca alla radice l’essere creato. La salvezza sta dentro al mondo creato, la salvezza è risurrezione nella morte, il peccato ferisce la bontà della natura non la cancella.

La logica del mistero pasquale ha una portata cosmica: il limite, il dolore, l’inadeguatezza restano presenti nel creato fino a quando esso non sarà rinnovato dall’avvento di un nuovo cielo e di una nuova terra (cfr. 2Pt, 3,13; Ap 21,1.6). La partecipazione futura del creato accanto alla vita di Dio parrebbe dunque prevedere un suo mistero di attesa e di travaglio, di morte e di resurrezione, la disponibilità ad essere trasfigurato. La portata di questo rinnovamento eccede senza dubbio le forze insite nell’universo materiale —soggetto della ricapitolazione finale sarà sempre Cristo vittorioso sulla morte— ma lo scenario del cosmo fisico ne è certamente coinvolto. La bontà originaria della creazione e l’assunzione della natura umana da parte del Verbo di Dio assicurano che la “continuità” fra prima e nuova creazione è anche continuità fisica e materiale.

La verità del corpo risorto di Gesù assicura che il mondo materiale nella sua dimensione cosmico-temporale possono prendere parte alla vita eterna sotto cieli e terra nuova.

Auguro a voi tutti, e alle vostre famiglie, anche a nome dei miei confratelli sacerdoti, una Santa Pasqua ricca di ogni bene e di ogni grazia nel nome del Signore risorto.

Don Vincenzo Sarracino

 

CONTEMPLIAMO E ADORIAMO CRISTO CROCIFISSO

E siamo così al Venerdì Santo, giorno della Passione e della crocifissione del Signore. Ogni anno, ponendoci in silenzio di fronte a Gesù appeso al legno della croce, avvertiamo quanto siano piene di amore le parole pronunciate la vigilia, nel corso dell’ultima Cena. Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti.

Gesù ha voluto offrire la sua vita in sacrificio per la remissione dei peccati dell’umanità. Come di fronte all’Eucaristia, così di fronte alla passione e morte di Gesù in croce il mistero si fa insondabile per la nostra ragione. Siamo posti davanti a qualcosa che umanamente potrebbe apparire assurdo: un Dio che non solo si fa uomo, con tutti i bisogni dell’uomo, non solo soffre per salvare l’uomo, caricandosi di tutta la tragedia dell’umanità, ma muore per l’uomo. La morte di Cristo richiama il cumulo di dolore e di mali che grava sull’umanità di ogni tempo: il peso schiacciante del nostro morire, l’odio e la violenza che ancora oggi insanguinano la terra. La passione del Signore continua nelle sofferenze degli uomini.

Se il Venerdì Santo è giorno pieno di tristezza, è dunque, al tempo stesso, giorno quanto mai propizio per ridestare la fede, per rinsaldare la speranza e il coraggio di portare ciascuno la nostra croce con umiltà, fiducia e abbandono in Dio, certi del suo sostegno e della sua vittoria. La croce, il dolore, la morte non sono le parole definitive sulla nostra vita perché Cristo le ha sconfitte per sempre, per noi, compiendo fino in fondo la volontà del Padre. Sia questo per noi un giorno di ringraziamento e di gratitudine: per la sua obbedienza ora possiamo vivere nella libertà dei figli di Dio, che egli dona a chi umilmente si accosta a lui. Solo quando obbediamo a Dio, siamo veramente liberi.

Nel dramma della passione, c’è una persona che è sempre vicina a Gesù in maniera discreta, ma forte. È sua madre, che dopo aver accompagnato il Figlio, riceve il compito di accompagnare tutta la Chiesa alla pienezza della vita in Dio. Maria, sotto la croce, ci insegna molte cose. Anzitutto, il silenzio. Di fronte alla croce, non c’è molto da dire: ma il suo silenzio significa partecipazione e forte sostegno. Ma da lei possiamo imparare anche qualcos’altro: essere vicini alle croci dei nostri fratelli e amici, anche senza parlare, è segno di grande carità e condivisione. È questo l’atto d’amore più semplice e più efficace che possiamo fare.