LA RISURREZIONE DI CRISTO CI RIVELA UN DESTINO DI GLORIA SOTTO CIELI E TERRA NUOVA

«Poiché, ecco, io creo nuovi cieli e una nuova terra; non ci si ricorderà più delle cose di prima; esse non torneranno più in memoria. Gioite, sì, esultate in eterno per quanto io sto per creare; poiché, ecco, io creo Gerusalemme per il gaudio, e il suo popolo per la gioia» (Isaia 65:17,18).

Il punto di partenza

Le mie riflessioni, che intendo condividere con voi sull’evento della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, escono un po’ fuori dagli schemi spirituali cui siamo abituati per esporre i contenuti della nostra fede in occasioni delle grandi solennità come quella della Pasqua, cuore e centro della nostra fede: Il Signore è risorto, è veramente risorto.

Pertanto quello che scriverò, partendo sempre dalla Parola di Dio, intende prendere in considerazione la risurrezione di Cristo come rivelazione del nostro destino di creature umane, del mondo e dell’intero universo creato. Allora partiamo:

La Rivelazione, dice che: l’Universo, e quindi anche la storia umana, ha un centro specifico che è Gesù Cristo morto e risorto. Cristo è tutto in tutti, l’Universo è creato in Cristo e non esiste una fibra della realtà che non c’entri con Cristo. Questo principio lo esprime molto chiaramente San Paolo nella lettera ai Colossesi:

“Egli (Cristo) è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui”. (Col. 1,15-16)

L’universo è stato concepito e creato da Dio in Gesù Cristo morto e risorto, la dimensione di croce (dolore, sofferenza) e di risurrezione (gioia e beatitudine eterna) è la struttura dell’Universo e di conseguenza anche della nostra natura umana. Noi non abbiamo pienamente questa visione è la fede che fa saltare lo scenario e gli ostacoli (Rivelazione) che ne impediscono la visione, la fede ci fa avvertire che siamo in quella “struttura” di croce e di gloria, noi siamo destinati, con tutto l’Universo alla gloria che si manifesta nella croce, l’accento va posto sulla gloria destino di tutto e di tutti. Quindi la vita come la morte sono dentro questa struttura, in questo disegno divino che dobbiamo prendere nella sua integrità e nella sua re-integrazione (redenzione) che non è successiva alla dis-integrazione, al peccato ecc..

La realtà naturale in cui viviamo

Se osserviamo e studiamo l’universo e la vita come li conosciamo, ci accorgiamo che non sono adatti ad esistere per sempre. I processi fisici e biologici sono irreversibili, tutto tende ad un grande collasso anche se in un futuro assai lontano. Possiamo chiederci perché l’universo contenga in sé, fin dalla sua genesi, le chiavi di un’opportunità che sarebbe poi destinata a terminare ben presto. A cosa sarebbe servito questo “sforzo evolutivo”, questa delicata azione di fragili equilibri, se poi la vita è destinata a spegnersi su scale di tempo ben più brevi di quelle dell’esistenza futura della materia inanimata? Anche la possibilità che la vita sia sorta su pianeti attorno a stelle diverse dal sole, lascerebbe irrisolto il paradosso, perché le condizioni generali di stabilità delle galassie (evoluzione stellare al loro interno) e del cosmo nel suo insieme (espansione cosmologica) limitano comunque le condizioni favorevoli alla vita in intervalli di tempo ben circoscritti.

Alla luce del mistero pasquale

Il Padre crea e fonda la creazione sul sacrificio del Figlio, l’Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo (Ap.13,8), Per questo la legge della morte, come abbiamo ricordato all’inizio, si trova tessuta nella struttura stessa dell’universo, nella struttura stessa della creazione. La morte biologica delle creature vi era anche prima del peccato originale, ma non vi era corruzione dei corpi che passavano dal paradiso terrestre a quello celeste, era un ascendere al cielo in anima e corpo. È il peccato che ci fa percepire la morte come un evento tragico e angosciante, come perdita di sé, totale e definitiva. Non è la semplice esperienza del finire, legata alla condizione limitata di ogni esistente.

Il mistero e della morte, non riguarda solo la creatura umana, rivela che anche la creazione è soggetta alla caducità. In essa si dà una sorta di incompletezza e la possibilità —storicamente datasi – di un disordine, quello introdotto dal peccato dell’uomo, cose che saranno superate dalla signoria definitiva di Cristo.

Gesù ci viene incontro nella morte, e chiunque aderisce a Lui rinasce divinamente insieme a Lui. Il peccato originale offusca la creazione ma non intacca alla radice l’essere creato. La salvezza sta dentro al mondo creato, la salvezza è risurrezione nella morte, il peccato ferisce la bontà della natura non la cancella.

La logica del mistero pasquale ha una portata cosmica: il limite, il dolore, l’inadeguatezza restano presenti nel creato fino a quando esso non sarà rinnovato dall’avvento di un nuovo cielo e di una nuova terra (cfr. 2Pt, 3,13; Ap 21,1.6). La partecipazione futura del creato accanto alla vita di Dio parrebbe dunque prevedere un suo mistero di attesa e di travaglio, di morte e di resurrezione, la disponibilità ad essere trasfigurato. La portata di questo rinnovamento eccede senza dubbio le forze insite nell’universo materiale —soggetto della ricapitolazione finale sarà sempre Cristo vittorioso sulla morte— ma lo scenario del cosmo fisico ne è certamente coinvolto. La bontà originaria della creazione e l’assunzione della natura umana da parte del Verbo di Dio assicurano che la “continuità” fra prima e nuova creazione è anche continuità fisica e materiale.

La verità del corpo risorto di Gesù assicura che il mondo materiale nella sua dimensione cosmico-temporale possono prendere parte alla vita eterna sotto cieli e terra nuova.

Auguro a voi tutti, e alle vostre famiglie, anche a nome dei miei confratelli sacerdoti, una Santa Pasqua ricca di ogni bene e di ogni grazia nel nome del Signore risorto.

Don Vincenzo Sarracino

 

CONTEMPLIAMO E ADORIAMO CRISTO CROCIFISSO

E siamo così al Venerdì Santo, giorno della Passione e della crocifissione del Signore. Ogni anno, ponendoci in silenzio di fronte a Gesù appeso al legno della croce, avvertiamo quanto siano piene di amore le parole pronunciate la vigilia, nel corso dell’ultima Cena. Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti.

Gesù ha voluto offrire la sua vita in sacrificio per la remissione dei peccati dell’umanità. Come di fronte all’Eucaristia, così di fronte alla passione e morte di Gesù in croce il mistero si fa insondabile per la nostra ragione. Siamo posti davanti a qualcosa che umanamente potrebbe apparire assurdo: un Dio che non solo si fa uomo, con tutti i bisogni dell’uomo, non solo soffre per salvare l’uomo, caricandosi di tutta la tragedia dell’umanità, ma muore per l’uomo. La morte di Cristo richiama il cumulo di dolore e di mali che grava sull’umanità di ogni tempo: il peso schiacciante del nostro morire, l’odio e la violenza che ancora oggi insanguinano la terra. La passione del Signore continua nelle sofferenze degli uomini.

Se il Venerdì Santo è giorno pieno di tristezza, è dunque, al tempo stesso, giorno quanto mai propizio per ridestare la fede, per rinsaldare la speranza e il coraggio di portare ciascuno la nostra croce con umiltà, fiducia e abbandono in Dio, certi del suo sostegno e della sua vittoria. La croce, il dolore, la morte non sono le parole definitive sulla nostra vita perché Cristo le ha sconfitte per sempre, per noi, compiendo fino in fondo la volontà del Padre. Sia questo per noi un giorno di ringraziamento e di gratitudine: per la sua obbedienza ora possiamo vivere nella libertà dei figli di Dio, che egli dona a chi umilmente si accosta a lui. Solo quando obbediamo a Dio, siamo veramente liberi.

Nel dramma della passione, c’è una persona che è sempre vicina a Gesù in maniera discreta, ma forte. È sua madre, che dopo aver accompagnato il Figlio, riceve il compito di accompagnare tutta la Chiesa alla pienezza della vita in Dio. Maria, sotto la croce, ci insegna molte cose. Anzitutto, il silenzio. Di fronte alla croce, non c’è molto da dire: ma il suo silenzio significa partecipazione e forte sostegno. Ma da lei possiamo imparare anche qualcos’altro: essere vicini alle croci dei nostri fratelli e amici, anche senza parlare, è segno di grande carità e condivisione. È questo l’atto d’amore più semplice e più efficace che possiamo fare.

Il fico sterile

Preghiera iniziale

O Santo Spirito Paraclito, perfeziona in noi, l’opera iniziata da Gesù; rendi forte e continua la preghiera che facciamo in nome del mondo intero; accelera per ciascuno di noi i tempi di una profonda conversione di vita; dà slancio al nostro apostolato, che vuol raggiungere tutti gli uomini e nostri fratelli redenti dal Sangue di Cristo e tutti Sua eredità. Mortifica in noi la naturale presunzione e rendici umili e docili alla tua azione affinché con il tuo aiuto e la tua grazia possiamo sempre portare frutti d’amore a lode e gloria del Tuo nome per il nostro bene e per il bene della Chiesa.

Amen

In ascolto della Parola

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,1-9)

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai»”.

Spunti per la meditazione e la condivisione

Mentre Gesù sta parlando alle folle, qualcuno lo mette al corrente di una notizia sconvolgente, giunta da poco: alcuni galilei, probabilmente degli zeloti rivoluzionari, sono stati uccisi su ordine di Pilato mentre stavano compiendo il sacrificio nel tempio. Era ancora viva nel ricordo di tutti un’altra disgrazia: diciotto operai che lavoravano nelle vicinanze del tempio erano rimasti uccisi nel crollo di una torre. Davanti a questi sanguinosi fatti di cronaca la gente ragionava così: poiché Dio è giusto, se costoro hanno subito una tale sorte significa che erano peccatori. Gesù è però di diverso parere, quegli uomini non erano peggiori di altri, la loro disgrazia semmai, è il segno che il giudizio incombe su tutti. Di fatti Gesù ripete due volte ai suoi ascoltatori: “Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo”. Parole che possono sembrare dure e minacciose, ma Gesù le pronuncia per salvare più che per punire, come ci suggerisce la parabola del fico secco.

Questa parabola la possiamo accostare alla parabola dei talenti. Gesù fa riferimento a un’immagine già molte volte utilizzata nell’Antico Testamento per indicare il popolo di Dio. Infatti il fico e la vigna rappresentano nella Scrittura e nella tradizione rabbinica e profetica il popolo di Israele che è la vigna scelta, piantata e curata da Dio nonostante la sua infedeltà. Ma la sterilità del popolo è ostinata, sono tre anni che il padrone viene a cercare i fichi senza trovarne e allora dice al vignaiolo: “Taglialo”. La pazienza di Dio ha un limite, il tempo è decisivo, non perché breve, ma perché carico di occasioni decisive, qualunque sia la sua durata. Questo dialogo tra padrone e vignaiolo mette in risalto il valore dell’intercessione, della preghiera per ottenere misericordia, fatta da Gesù che è il vignaiolo al Padre che è il padrone.

Allora il cambiamento è ancora possibile, ma non si può programmare la pazienza di Dio né approfittarne. Il giudizio sarà severo e perciò la conversione è così importante che Dio ci concede l’ultima opportunità. Il tempo della misericordia si allunga per rendere possibile il cambiamento, non per rimandarlo. Il centro della parabola non sta nella ricerca dei frutti, né nella volontà di tagliarlo perché non ne produce, né nella decisione irrevocabile di tagliarlo se non dovesse più produrne, dopo un anno di attesa. La novità sta nel fatto che a un fico sterile venga ancora concessa una possibilità.

Domande per la condivisione

Sono consapevole che il tempo che il Signore mi concede di vivere è un tempo prezioso per la mia conversione? Quali sono le cose che spesso rendono “sterile” la mia vita? Come vivo il tempo che mi è concesso? Sono tra quelli che dicono: tanto Dio è paziente, è misericordioso e rimando nel tempo una sincera conversione del cuore? Oppure sono preso dello scoraggiamento dico a me stesso: ormai è troppo tardi, non posso cambiare, Dio ha esaurito la pazienza nei mie confronti.

Preghiamo insieme

“Grazie Signore, Tu sei il contadino paziente e innamorato. Non ti fermi di fronte alle nostre secchezze e infecondità. Tu circondi con il Tuo Amore, con la Tua cura, con la zappa e il concime, il Tuo sorriso e la Tua speranza, l’alberello della nostra vita. Tu sai attendere le nostre stagioni migliori come solo l’amore sa attendere e sperare. Quante volte il “fico” della mia vita sarebbe stato da tagliare se Tu non mi avessi dato un altro tempo per smuovere il mio cuore e rivitalizzare le radici. Quante volte ho desiderato prendere una strada diversa, come i discepoli di Emmaus, piuttosto che restare a Gerusalemme, e invece Tu Signore mi hai ridonato il coraggio e la forza di andare avanti in questo cammino, insieme ai miei fratelli. Grazie Signore”.

Don Vincenzo Sarracino

“Venga il tuo Regno”

Preghiamo

Vieni, o Spirito Santo, e da’ a noi un cuore nuovo, che ravvivi in noi tutti i doni da Te ricevuti con la gioia di essere Cristiani, un cuore nuovo sempre giovane e lieto. Vieni, o Spirito Santo, e da’ a noi un cuore puro, allenato ad amare Dio, un cuore puro, che non conosca il male se non per definirlo, per combatterlo e per fuggirlo; un cuore puro, come quello di un fanciullo, capace di entusiasmarsi e di trepidare. Vieni, o Spirito Santo, e da’ a noi un cuore grande, aperto alla Tua silenziosa e potente parola ispiratrice, e chiuso ad ogni meschina ambizione, un cuore grande e forte ad amare tutti, a tutti servire, con tutti soffrire; un cuore grande, forte, solo beato di palpitare col cuore di Dio. (S.Paolo VI)

Che cos’è il Regno di Dio

Non è facile dare una definizione di Regno di Dio, dobbiamo rifarci alla predicazione di Gesù e quest’anno lo stiamo facendo prendendo in considerazione le sue parabole. Nella predicazione di Gesù la venuta del Regno di Dio indica che, inviando nel mondo il suo Figlio, Dio ha deciso, per così dire, di prendere in mano di persona le sorti del mondo, di compromettersi con esso, di agire dal suo interno.

Il Regno di Dio è il tempo in cui Dio si dona definitivamente alle persone umane, chiamandole ad essere suoi figli e a vivere come fratelli. Il Regno di Dio si rende visibile nell’insieme di persone che si lasciano guidare da Dio e cercano di trasformare la loro vita, conformandola a quella di Gesù, Figlio di Dio Padre e nostro fratello.

Il Regno di Dio è vicino

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio e diceva: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo” ( Mc 1,15 ). “Cristo, per adempiere la volontà del Padre, ha inaugurato in terra il Regno dei cieli” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 3].

Ora, la volontà del Padre è di “elevare gli uomini alla partecipazione della vita divina” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 3].

Lo fa radunando gli uomini attorno al Figlio suo, Gesù Cristo. Questa assemblea è la Chiesa, la quale in terra costituisce “il germe e l’inizio” del Regno di Dio.

L’annunzio del Regno di Dio

Tutti gli uomini sono chiamati ad entrare nel Regno. Annunziato dapprima ai figli di Israele, [Cf Mt 10,5-7 ] questo Regno messianico è destinato ad accogliere gli uomini di tutte le nazioni [Cf Mt 8,11; Mt 28,19 ]. Per accedervi, è necessario accogliere la Parola di Gesù:

La Parola del Signore è paragonata appunto al seme che viene seminato in un campo: quelli che l’ascoltano con fede e appartengono al piccolo gregge di Cristo hanno accolto il Regno stesso di Dio; poi il seme per virtù propria germoglia e cresce fino al tempo del raccolto [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 5].

ll Regno appartiene ai poveri e ai piccoli, cioè a coloro che l’hanno accolto con un cuore umile. Gesù è mandato per “annunziare ai poveri un lieto messaggio” ( Lc 4,18 ). Li proclama beati, perché “di essi è il Regno dei cieli” ( Mt 5,3 ); ai “piccoli” il Padre si è degnato di rivelare ciò che rimane nascosto ai sapienti e agli intelligenti (Mt 11,25). Gesù invita i peccatori alla mensa del Regno: “Non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori”.  ( Mc 2,17 ). Li invita alla conversione, senza la quale non si può entrare nel Regno, ma nelle parole e nelle azioni mostra loro l’infinita misericordia del Padre suo per loro e l’immensa “gioia” che si fa “in cielo per un peccatore convertito” ( Lc 15,7 ). La prova suprema di tale amore sarà il sacrificio della propria vita “in remissione dei peccati“. ( Mt 26,28)

 I segni del Regno di Dio

Gesù accompagna le sue parole con numerosi “miracoli, prodigi e segni” (At 2,22), i quali manifestano che in lui il Regno di Dio è presente. Attestano che Gesù è il Messia annunziato. (Lc 7,18-23).

Gesù come insegna con autorità, così compie i miracoli con autorità, a nome proprio: «Io ti dico» (Mc 5,41); «Ti ordino» (Mc 2,11). Agisce con naturalezza, senza sforzo e senza alcuna preparazione; gli basta una semplice parola.

Il risultato è istantaneo, sebbene i casi siano diversissimi: guarigione di lebbrosi, ciechi, sordomuti, paralitici, epilettici; risurrezione di morti; moltiplicazione di pani e pesci, trasformazione dell’acqua in vino, una pesca miracolosa, una tempesta sedata. Alla singolarissima autorità si unisce una sorprendente umanità e tenerezza: a volte interviene senza essere richiesto, per compassione. (Mc 8,2Lc 7,13). A volte non esita a infrangere le prescrizioni della legge, guarendo in giorno di sabato o toccando i lebbrosi e i morti. (Mc 1,413,1-55,41).

Le chiavi del Regno

Cristo, “Pietra viva” ( 1Pt 2,4 ), assicura alla sua Chiesa fondata su Pietro la vittoria sulle potenze di morte. Pietro, a causa della fede da lui confessata, resterà la roccia incrollabile della Chiesa. Avrà la missione di custodire la fede nella sua integrità e di confermare i suoi fratelli [Cf Lc 22,32 ].

Gesù ha conferito a Pietro un potere specifico: “A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” ( Mt 16,19 ). Il “potere delle chiavi” designa l’autorità per governare la casa di Dio, che è la Chiesa. Gesù, “il Buon Pastore” ( Gv 10,11 ) ha confermato questo incarico dopo la Risurrezione: “Pasci le mie pecorelle” ( Gv 21,15-17 ). Il potere di “legare e sciogliere” indica l’autorità di assolvere dai peccati, di pronunciare giudizi in materia di dottrina, e prendere decisioni disciplinari nella Chiesa. Gesù ha conferito tale autorità alla Chiesa attraverso il ministero degli Apostoli [Cf Mt 18,18 ] e particolarmente di Pietro, il solo cui ha esplicitamente affidato le chiavi del Regno.

“Nell’attesa della Tua venuta”

È importante comprendere il senso profondo della venuta gloriosa di Cristo, perché getta luce sul valore della nostra vita presente, sulle nostre scelte e sul vero progresso. Con la venuta gloriosa di Cristo ci sarà la rivelazione di quello che rimane nascosto, del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto nel corso della nostra vita e della storia. Anzitutto, per quanto riguarda Cristo stesso. È venuto umile e povero, si è fatto “servo” di tutti, ha sacrificato la sua vita per noi; si è nascosto nei poveri e sofferenti, è stato rifiutato e crocifisso. È giusto che Gesù Cristo, che è il “Signore”, debba mostrarsi a tutti nella sua Persona, togliere il velo che lo nascondeva. La sua venuta gloriosa svelerà che la crocifissione di Gesù non è stata una sconfitta, ma una vittoria, la vittoria dell’amore sull’odio e sulla violenza, la sorgente della salvezza per tutta l’umanità, la più sicura speranza. Insieme con Gesù sarà svelato anche il nostro comportamento, la verità della vita di coloro che hanno amato e seguito Gesù e che sono stati misconosciuti, rifiutati, perseguitati.

Degni del Regno

Per noi cristiani il tempo libero non esiste, perché se c’è tempo e vita bisogna darsi da fare per il Signore, per il prossimo, per la Chiesa. Dobbiamo impegnarci a crescere nella fede, impegnarci nella preghiera e nella carità operosa. La vita è il tempo datoci da Dio nel quale dobbiamo far fruttare i suoi beni. Dobbiamo allontanare la pigrizia e operare. E quando lui tornerà gli renderemo conto.

Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. (Mt25,34-36)