Perché in piazza

Piazza
Mi è stato chiesto di scrivere una lettera da poter pubblicare su un  blog per spiegare le ragioni della mia adesione al Family Day del 30 gennaio, adesione purtroppo solo virtuale visto che sono bloccato a letto con una gamba ingessata.

Detto questo entro nel merito: perché andare il 30 Gennaio al Circo Massimo?

L’art. 5 del DdL Cirinnà, se approvato nella sua attuale formulazione, consentirebbe “ladozione -da parte del partner dello stesso sesso- del figlio biologico dellaltro partner” anche nei casi in cui il bambino sia nato grazie al ricorso a procedure di maternità surrogata e di fecondazione eterologa, codificando il diritto di adottare un bambino che è stato reso intenzionalmente “orfano” di uno dei due genitori, e per lesattezza del genitore “donatore” o “surrogante”, da parte di chi ha coscientemente fatto ricorso a una procedura di filiazione che porta alla espulsione, dalla vita del concepito, del genitore biologico (il quale dovrebbe poi essere “surrogato” dal partner dellaltro genitore biologico che ha fatto ricorso a detta procedura), il tutto in un contesto in cui, a fronte della vuota formula ideologica di “genitorialità intenzionale”, si vuole in realtà far passare il principio più brutale, ma aderente ai fatti, di “orfanizzazione intenzionale”.

E questo in barba al sesto principio della carta internazionale dei diritti del fanciullo, che così recita: “salvo circostanze eccezionali, il bambino in tenera età non può essere separato dalla madre”. Ovviamente infatti non esiste alcun diritto ad avere dei figli, perché i figli non sono cose di cui disporre a piacimento, esiste invece il diritto del bambino a non essere separato dai suoi genitori naturali.

Questa è la linea del Piave che lideologia del postumano intende sfondare: introdurre il principio che il rapporto di genitorialità, grazie alla Tecnica e alle possibilitàeconomiche di chi vi ricorre, non presuppone genitori di sesso diverso, nè un legame genetico, essendo sufficiente lintenzione di essere “genitore” (sic) di un “figlio”. Capisci di che stravolgimento culturale stiamo parlando? La cosa più carnale e viscerale che ci sia, cioè il rapporto padre/figlio o madre/figlio verrebbe ridotto ad uno stato mentale, cioè a quello dell’intenzione. E poiché le intenzioni sono labili cosa garantirebbe la permanenza di questo legame? E la cronaca infatti, nei pochi mesi in cui questa pratica oscena dell’utero in affitto è venuta alla luce, ci ha già mostrato più di un caso di bambini rispediti “alla fabbrica” in base alla logica strettamente commerciale del “soddisfatti o rimborsati “. Chi un domani oserà parlare a questi bambini di amore incondizionato? Come educarli al disinteresse o alla generosità?

In altre parole, quindi, non penso affatto che la posta in gioco con questa proposta di legge sia la regolamentazione dello status delle coppie di fatto. Credo anzi che questo sia un false flag agitato a bella posta, come arma di distrazione di massa, visto che l’ordinamento italiano prevede di già l’istituto del contratto di convivenza che dà accesso a numerosi diritti come l’assistenza sanitaria del convivente, anche se omosessuale, la possibilità di visitarlo in carcere o la possibilità di ereditare. Si può eventualmente trattare sull’aggiungere ancora qualcosa alle possibilità offerte dal patto di convivenza senza però andare a inventare nuove figure giuridiche che finirebbero inevitabilmente con lo svalutare il matrimonio.

Ci sono in particolare due limiti che mi sembrano invalicabili, ed entrambi vengono stracciati dal DDL Cirinnà, che sono: 1) la possibilità di adottare, perché seguendo Freud e più di un secolo di psicologia clinica sono persuaso che l’uomo conosce se stesso confrontandosi con la polarità sessuale dei genitori, e 2) la reversibilità della pensione, che ha il suo fondamento giuridico nella tutela della prole. È evidente infatti che data la crisi dell’istituto pensionistico, offrire questa possibilità a coppie per definizione sterili andrebbe a ledere il diritto delle coppie con figli. Entrambi i punti dunque riguardano i figli, come è logico, visto che ciò che caratterizza il matrimonio (lo dice la parola stessa) è il sostegno alla “mater” cioè alla prole.

Per questo insieme di ragioni, niente affatto confessionali come vedi, ma del tutto razionali, considero questo DDL una vera porcheria, la questione è: come opporsi? Di fronte a questo, cioè di fronte alla possibilità, per me mostruosa, di vedere un bambino separato dalla sua mamma per soddisfare le ansie di paternità/ maternità di qualche ricco europeo, io non posso infatti restare indifferente, me lo vieta la mia coscienza. E poiché siamo in democrazia una legge la si contrasta con gli strumenti democratici a nostra disposizione, tanto più che ben pochi in parlamento sono quelli che si oppongono senza se e senza ma, tra i quali ovviamente c’è la manifestazione in piazza. Sono necessarie anche le “battaglie culturali”, è necessaria anche la testimonianza, e certo non ci tireremo indietro su quel campo, ma adesso la priorità è fermare l’itinerario di una legge iniqua e disumana.

Sono convinto anche io che non sarà una manifestazione a risolvere i problemi delle famiglie, il bonus fiscale ad esempio aiuterebbe assai di più, ma “queste cose bisogna fare senza trascurare quelle”. L’obbiettivo della manifestazione peraltro è assai circoscritto e preciso: fermare l’itinerario di un DDL che, al di là delle parole dei proponenti, danneggia oggettivamente i bambini. I problemi delle famiglie andranno affrontati in altre sedi e con altri linguaggi, d’accordissimo, ma intanto mi rifiuto di assistere passivo ad un ennesimo sfruttamento dei bambini, camuffato per di più in salsa umanitaria (e chi lo fa mente sapendo di mentire, visto che sa benissimo che in Italia, già adesso, per ogni bambino adottabile ci sono dieci famiglie richiedenti).

Mi scuso se mi sono accalorato un po’, ma non si può parlare di bambini in maniera neutrale, e ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di spiegarmi.

Don Fabio

30 Gennaio, una battaglia comune a laici e cattolici, credenti e non credenti

Borre

Nota dello Staff

I giornali dipingono coloro che si oppongono al DDL Cirinnà come dei retrogadi, integralisti, fermi al medioevo, segregati nelle loro chiuse comunità.

In realtà noi non siamo soli: ci sono tantissime donne e uomini non credenti che hanno capito quanto questo DDL sia sbagliato ed hanno percepito l’obbligo morale di opporsio.

Uno di loro è Lorenzo Borrè che ci ha raccontato le sue ragioni.

Il 30 gennaio sarò al Circo Massimo per dare voce e sostegno ad una mobilitazione che non ha per scopo quello di negare pretesi diritti, ma difende il concetto prepolitico di dignità della persona e l’idea che il vivente non debba cadere sotto il dominio della Tecnica.

L’art. 5 del DDl Cirinnà, se approvato nella sua attuale formulazione, consentirebbe infatti “l’adozione -da parte del partner dello stesso sesso- del figlio biologico dell’altro partner” anche nei casi in cui il bambino sia nato grazie al ricorso a procedure di maternità surrogata e di fecondazione eterologa, codificando il diritto di adottare un bambino che è stato reso intenzionalmente “orfano” di uno dei due genitori, e per l’esattezza del genitore “donatore” o “surrogante”, da parte di chi ha coscientemente fatto ricorso a una procedura di filiazione che porta alla espulsione, dalla vita del concepito, del genitore biologico (il quale dovrebbe poi essere “surrogato” dal partner dell’altro genitore biologico che ha fatto ricorso a detta procedura), il tutto in un contesto in cui , a fronte della vuota formula ideologica di “genitorialità intenzionale”, si vuole in realtà far passare il principio più brutale, ma aderente ai fatti, di “orfanizzazione intenzionale”.

Questa è la linea del Piave che l’ideologia del postumano intende sfondare: introdurre il principio che il rapporto di genitorialità, grazie alla Tecnica e alle possibilità economiche di chi vi ricorre, non presuppone genitori di sesso diverso, nè un legame genetico, essendo sufficiente l’intenzione di essere “genitore” (sic) di un “figlio”.

Non sono in ballo, dunque, le istanze di riconoscimento di applicazione di misure di solidarietà sociale tra persone dello stesso sesso, ma le fondamenta stesse dello statuto antropologico naturale: in buona sostanza il DDL in questione mira a accogliere nel nostro Ordinamento, in via indiretta o “di principio”, l’istituto della filiazione omogenitoriale attuata attraverso la fecondazione eterologa e/o la maternità surrogata e quindi a fondare uno statuto antropologico incentrato:

1) sulla “orfanizzazione intenzionale” del nascituro, al quale viene precluso -recidendolo- ogni legame con uno dei due genitori biologici e ciò, per quanto riguarda la maternità surrogata, in palese violazione del Sesto Principio della Dichiarazione Universale dei Diritti del fanciullo (secondo il quale “salvo circostanze eccezionali, il bambino in tenera età non può essere separato dalla madre”) e sulla negazione del diritto del nascituro a conoscere l’identità di entrambi i genitori biologici e a mantenere un rapporto affettivo con loro;

2) sulla sostituzione del legame socioaffettivo tra genitori con la regolamentazione contrattuale della intera procedura di PMA e sulla deresponsabilizzazione genitoriale del Donatore/Surrogante;

3) sulla sostituzione della sessualità riproduttiva con procedimenti standardizzati di produzione del vivente (peraltro non legati alla condizione di sterilità assoluta del singolo componente della coppia, ma alla semplice volontà di avvalersi di detta procedura da parte di coppie dello stesso sesso).

4) sulla mercificazione del vivente propria di dette procedure (utero in affitto, cessione di gameti). Il DDL denota dunque un’impostazione fondata, in ultima analisi, sulla rivendicazione di diritti che si basano sulla “cosificazione” (rectius: reificazione) dell’uomo, sottoponendo il vivente alla logica delle leggi di Mercato: come sopra accennato, infatti, l’intero sistema procreativo artificiale si fonda su un atto dispositivo del nascituro in cui il legame sociale e il rapporto sessuale generativo tra un uomo e una donna sono sostituiti da una transazione di natura privatistica che ha ad oggetto la produzione di un essere umano.

Sono questioni, quelle che ho citato, che non riguardano solo i cattolici o i soli credenti, ma che coinvolgono la cultura, l’antropologia, i legami sociali, l’idea di dignità della persona, elementi prepolitici e prereligiosi, su cui si basa l’idea di comunità e, in ultima analisi, l’idea stessa di democrazia fondata sul consenso e la libertà di uomini e donne liberi, liberi anche di amare, ma non di ridurre a prodotto merceologico un bambino.

Concludo questa mia lettera con le parole di un filosofo a me particolarmente caro, Pietro Barcellona, che con i suoi scritti mi ha aperto gli occhi e la mente sulla posta in gioco, queella che tutti siamo chiamati a difendere il 30 gennaio:

“Se noi stacchiamo il fatto procreativo dalla relazione affettiva e sessuale si può ipotizzare un futuro in cui la produzione degli esseri umani avviene totalmente attraverso le macchine. Una volta combinato tecnicamente l’ovocita e lo sperma, si procederà a costruire artificialmente degli esseri umani. La scienza potrà arrivare a questo.

Il problema non è impedirlo. La ricerca deve fare i suoi percorsi per capire quello che può della vita. Ma l’uomo non deve consentire che tutto ciò che è tecnicamente fattibile diventi lecito. […]

Il patrimonio genetico è un bene che appartiene alla collettività storica nella quale si è formato. Come debbono essere beni condivisi l’ambiente, le piazze delle città, aspetti della vita economico sociale, così ci sono questioni che riguardano la cultura e la antropologia che non possono essere a disposizione di una libertà senza limiti; . […]è veramente strano che da tante parti della società si invochi la necessità di misure contro la brutale logica dei mercati finanziari di sottrarre alle decisioni individuali tutto ciò che attiene al cosiddetto bene comune, e che si invochino giustamente limiti alla ricchezza in nome della solidarietà e dell’equità redistributiva, e che poi invece si affidi assolutamente all’arbitrio individuale ciò che riguarda la vita e la morte dei membri della comunità nazionale (intesa naturalmente non come organismo ma come insieme di gruppi).

Non ci si può battere per una visione solidaristica che tende giustamente a limitare l’arbitrio individuale nell’uso delle risorse naturali e poi si proclami la radicale libertà individuale nei campi della vita e della morte dove si sviluppa e costruisce l’identità culturale dell’intera società”.

Lorenzo Borrè

Ed è per oppormi a tutto questo che sarò al circo massimo

Maternità surrogata: avevo fame e non mi avete dato da mangiare. Stavo piangendo, avete detto che avevo firmato un contratto e mi avete strappato a mio figlio.

Schermata 2016-01-17 alle 19.47.04

Ci vuole coraggio per guardare il viso di una madre che sta per essere separata dal suo bambino.

Lei non si può opporre: ha firmato un contratto.

E nel suo paese i contratti devono essere rispettati… quantomeno dalla povera gente.

Quindi lo accarezza.

Un paio di volte.

E poi piange.

Gli appoggia una mano sulla fronte… come per benedirlo.

Quindi una donna con un camice verde ed una mascherina capace di coprirle il volto come l’anima parla con la freddezza di una sentenza di morte

– Adesso la mandiamo dalla madre.

La mia coscienza urla.

– E’ tutto assurdo! La madre è lì.

Il bambino viene portato via come fosse un pollo da fare allo spiedo.

Schermata 2016-01-17 alle 21.52.53

Quello che propongo per la nostra Ben-TV è un documentario del 2009 che si intitola Google Baby di Zippi Brand Frank e viene presentato come “Un viaggio attraverso tre continenti raccontando la storia della montante industria della produzione di bambini nell’età della globalizzazione”.

Il documentario è stato tradotto nel 2010 ed è stato messo in onda in una puntata di report.

Questo è il mondo che si vuole portare in Italia nonostante l’opposizione della Chiesa e di chiunque abbia ancora un briciolo di buona volontà.

Non fatevi fuorviare dal colore della pelle di quella donna che piange per lo strappo di un brandello di anima portatole via con il figlio.

La sua anima è dello stesso colore di quella delle sorelline più giovani che vengono nella nostra parrocchia.

Non fatevi fuorviare del fatto che l’India potrebbe apparire lontana.

Se questa pratica verrà definita “giusta&legale” nel nostro paese, essa avverrà nella clinica dietro casa nostra.

E non ha nessuna importanza se i soldi che finanziano questa pratica provengono da una coppia eterosessuale o omosessuale, da due giovani viziati o da vecchi che vogliono togliersi un ultimo sfizio.

Tutte vittime:

  • il bambini trattato come un prodotti, strappati alla madre e per sempre feriti nell’anima dal dolore di quello strappo,
  • le madri violate nell’intimo, segregate ed allontanate dagli altri figli per la durata della gravidanza, costrette ad aborti e soggette a grossi rischi di morire o divenire sterili,
  • le donatrici degli ovuli, vendute a catalogo, riempite di ormoni e amputate di un pezzo di sé,
  • gli embrioni ridotti a cose e quindi creati, scartati ed abortiti in quanto eccedenti oppure imperfetti,
  • i committenti, convinti di meritare un figlio in virtù del loro denaro e condannati ad affrontare una crescita problematica e colma di rancore nei confronti di coloro che hanno reso possibile questa grande ingiustizia,
  • i medici col cuore talmente indurito da non poter percepire le sofferenze del prossimo che sarebbero chiamati a curare,
  • i mariti delle madri, costretti a vendere la dignità della propria moglie in cambio di quattro spiccioli che nulla cambiano nella propria condizione di miseria,
  • gli altri figli delle madri costretti a stare nove mesi senza madre.

E per tutte queste vittime chi sono i carnefici in questa enorme struttura di peccato?

Non ne sono sicuro.

Di certo son carnefici

  • tutti colori che dicono che… dato che si può fare e già lo fanno… allora e giusto,
  • tutti coloro che fingono di non sapere che se si rende legale una pratica che produce denaro, automaticamente si avvia una macchina fatta di pubblicità e piazzisti intenti a renderla il più diffusa possibile,
  • tutti coloro che intascano denaro sporco di questo sangue ed intriso di questo dolore,
  • tutti coloro che creano le condizioni economiche, legali e commerciali, perché ciò avvenga,
  • tutti coloro che fanno finta di non capire… prendono egoismo… e lo chiamano amore,
  • e coloro che preferiscono vivere tranquilli… e quindi non fanno nemmeno quel poco che gli è dato di fare.

La cosa importante è che tutti noi, come parte della Chiesa, facciamo quanto ci è possibile per opporci.

Dobbiamo perlomeno vedere il filmato per poter rispondere a quelli che spacciano questa violenza come un atto d’amore.

Perché, se non faremo nulla per fermare questo scempio, rischieremo di ridurci come il sig. Bahrat che ha avuto il coraggio di chiedere alla donna:

– Allora perché piangi?

Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.  Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;  ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?

Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me.

E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

Matteo 25, 41-46