Al passo di ladri e puttane

[ Il crepuscolo della sera ]

Mi dicono che le mie omelie sono lunghe e oggi me n’è scappata una anche più lunga del solito. Ascoltatela e ditemi voi se ne valeva la pena.

Omelia per la XXVI Domenica del Tempo Ordinario, anno A

Vangelo

Mt 21,28-32

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: Sì, signore. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Omelia

Questo il link per ascoltarla direttamente in streaming:

Emmaus o del fallimento

In questa terza Domenica di Pasqua sarò in ritiro e quindi non potrò registrare la mia omelia come di consueto, allora Guido, quello che cura questo servizio qui in Parrocchia, ha avuto l’idea di registrare in anticipo una conversazione sul brano del Vangelo di oggi.

Se tutto va bene e se sono capace di usare la funzione di WordPress di pubblicazione postdatata dovreste quindi poter ascoltare questa convrsazione nel giorno giusto, cioè Domenica 4 Maggio. Naturalmente il genere letterario della conversazione è dkverso da quello dell’Omelia e quini forse non è proprio la stessa cosa, tanto più che eravamo nel mio studio e quindi non in un particolare clima di preghiera, ma insomma si dice che poco è meglio che niente, no?

Come sempre metto a disposizione due link, uno per ascoltarla direttamente e l’altro per scaricarla.

Qui per scaricare la conversazione:https://drive.google.com/file/d/0BwHCesSZhTM-eEQtMjBXc2xFOUk/edit?usp=sharing

E qui per ascoltarla direttamente: Emmaus o del fallimento

 

Prima Lettura

At 2,14.22-33

Non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere.

Dagli Atti degli Apostoli

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene -, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza. Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione. Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».

Parola di Dio

Salmo

Sal 15

Mostraci, Signore, il sentiero della vita. Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. Rit.Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. Rit.Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. Rit.Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. Rit.
Seconda Lettura 1Pt 1,17-21
Foste liberati con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri. Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.

Parola di Dio

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia, alleluia.
Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;
arde il nostro cuore mentre ci parli. Alleluia.
Vangelo

Lc 24,13-35

Lo riconobbero nello spezzare il pane.

Dal Vangelo secondo Luca

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Parola del Signore

La foto usata per illustrare il filmato si intitola Heaven & Earth …. di Qi Bo, su Flickr ed è la seguente

Heaven & Earth ....

Preti e poeti

Oggi è il giorno che la Chiesa dedica al sacerdozio. Il giorno in cui tutti i sacerdoti rinnovano a Dio le loro promesse. Il giorno in cui la Chiesa intera si ferma stupita a ringraziare Dio perché ci ha donato dei sacerdoti.

Stupita, sì, perché non era affatto scontato che Gesù si facesse sacerdote per noi. Lui è il prototipo, il modello unico, il primo e vero sacerdote, tutti noi non siamo che cloni, copie sbiadite.

Non era affatto scontato che ci fosse dato un mediatore, uno che stesse tra noi e Dio, facendo di se stesso un ponte per raggiungerlo, uno che si lasciasse interamente assorbire nella sua missione, tanto da essere chiamato più spesso per la sua funzione (il Cristo) che con il suo nome (Gesù).

Proprio come accade a noi preti, che il più delle volte siamo semplicemente “il don” o “il parroco” e anche quando qualcuno ci chiama per nome lo fa sempre aggiungendo la funzione (don Fabio, come dire Gesù Cristo, cioè nome e missione fusi in una cosa sola, inscindibili).

Sacerdote, cioè uomo del sacro, colui che dona il sacro. Colui che ricorda agli uomini che tutto è sacro e il sacro è tutto.

Ha ancora un senso questa vocazione, questa missione, in un mondo che diventa sempre più tecnico e pratico, in cui la vita è ridotta ad una equazione matematica e l’amore e il pensiero ad un gioco di ormoni? Ha senso parlare di sacro in un mondo in cui il mistero è scomparso, a volte perfino dalle nostre chiese e dalle nostre liturgie?

Sì, ha senso e per molte buone ragioni.

Innanzitutto perché il mistero non si può togliere dalla vita. Che ci piaccia o meno non c’è risposta tecnica soddisfacente ai due enigmi giganteschi della nostra origine e del nostro destino, al duplice problema posto dalla nostra nascita e dalla nostra morte e il mondo ha enormemente bisogno di qualcuno che gli ricordi che le domande inevase, quelle più profonde, sono anche le più vere e le uniche davvero essenziali.

Da dove veniamo? Dove andiamo? A che mi serve conoscere ogni bullone del treno, sapere perfettamente la sua velocità e conoscere tutti i meccanismi di potere che ne regolano la complessa gerarchia e funzionamento, a che mi serve essere il più potente e ricco dei passeggeri se non so dove va? E da dove viene?

Essere sacerdoti avrà sempre a che fare con il nascere e il morire, con l’origine e il fine della vita.

E forse è per questo che sono nascita e morte i due fronti su cui oggi la battaglia della desacralizzazione è più dura. Come se l’uomo volesse impadronirsene, demistificarle.

Ma il prezzo è troppo alto, il prezzo è privare la vita di ogni mistero e una vita senza mistero, senza sacro appunto, è una vita insopportabilmente noiosa, mortalmente noiosa.

E non solo, privata del mistero, ridotta a problema tecnico, la vita diventa spietata. Non c’è più posto per la gratuità e l’amore in una vita interamente tecnica, come non ce n’è nella vita di una macchina.

Il paradosso è che il Cristianesimo ha iniziato la sua storia desacralizzando il mondo, tanto che l’aggettivo ateo (ironia della storia) è stato coniato per identificare i cristiani che voltavano le spalle agli déi pagani, sottraendo il mondo in nome della ragione alle nebbie della magia.

Sì, il sacerdote è colui che ha il compito delicatissimo di stare in equilibrio tra il mago e il tecnocrate, di dire a tutti che il mondo ha una profonda ed intima razionalità, e dunque non è affidato ad un capriccio arbitrario, che questa razionalità può essere scrutata ed indagata ed al tempo stesso però che affonda le sue radici in un mistero che ci supera da ogni parte e può quindi solo essere ricevuta in dono, mai del tutto conquistata.

Non siamo immuni da questo rischio.

Per essere ponti efficaci dobbiamo avere un solido ancoraggio nel mondo, tenere un piede ben saldo su ciascuna delle due sponde che dobbiamo congiungere. Essere “Colui che dà il sacro” significa essere tanto vicino agli uomini quanto a Dio. Non in una impossibile equidistanza, ma se mi si permette il neologismo, in una sempre perfettibile equivicinanza.

Proprio per questo però anche noi corriamo il rischio di perdere il senso del Mistero, di trasformare perfino la vita sacerdotale in un problema tecnico, in una serie di procedure e protocolli, come se la preghiera fosse una merce da produrre e la liturgia uno spettacolo da recitare, e la Carità un insieme di cose da fare.

Per questo oggi alle mie tre promesse sacerdotali ne ho aggiunta una quarta, privata, intima. La promessa di conservare sempre l’animo di un poeta, perché è la poesia che ci riconduce sempre al Mistero, perché come ci ricordava un gigantesco GKC: “Non nego che ci debbano essere preti per ricordare agli uomini che un giorno dovranno morire. Dico solamente che in certe epoche strane, come in quella che viviamo, è necessario avere un altro genere di preti, chiamati poeti, per ricordare agli uomini che ancora non sono morti.”