Ottobre missionario in Diocesi: il 15 la veglia e il “Festival”. Video_invito del vescovo Ambarus

Video di Invito al Festival  del vescovo Ambarus 

«I doni ricevuti vanno condivisi. Un missionario non è altro che colui che va a condividere il dono della fede. E la cooperazione missionaria è sempre condivisione da entrambe le parti, scambio di fecondità reciproca». All’inizio dell’ottobre missionario il vescovo Benoni Ambarus, delegato diocesano per la Carità e per i Migranti, riflette sul senso della missionarietà, a partire dal tema scelto per la Giornata missionaria mondiale del 23 ottobre, e presenta le iniziative diocesane. La veglia missionaria, innanzitutto, che si terrà sabato 15 ottobre. E quest’anno c’è una novità: il momento di preghiera, in programma alle ore 18.30 nella basilica di San Giovanni in Laterano, presieduto da monsignor Ambarus, sarà preceduto da una sorta di “Festival missionario”, a partire dalle 15 nel cortile del Palazzo Lateranense. Promosso dal Centro missionario diocesano con la Consulta diocesana degli Istituti Religiosi Missionari e con l’Equipe Efim, il festival vedrà alternarsi momenti di animazione e testimonianze, con brani suonati dalla band 70volte7; sarà inoltre allestita una mostra missionaria mentre sotto i portici del cortile verranno disposti gli stand di realtà impegnate nei cinque continenti. I partecipanti si sposteranno poi nella vicina basilica lateranense per la veglia, durante la quale verrà consegnato il mandato missionario a diciotto religiosi appartenenti a diversi istituti, che partiranno per la missio ad gentes.

«Sarà un pomeriggio di festa e di preghiera», lo definisce il vescovo Ambarus. A fare da filo conduttore, il tema scelto per la Giornata mondiale, “Di me sarete testimoni” (At 1,8), e le parole scritte dal Santo Padre nel messaggio preparato per l’occasione. «Nel corso degli ultimi trent’anni i missionari ad gentes sono purtroppo in costante decrescita – rileva il presule –. La Chiesa è per sua natura missionaria; è necessario dunque un sussulto di missionarietà, perché una Chiesa che non ha missionari è una Chiesa sterile. Come ci insegna Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata missionaria 2022, “la Chiesa di Cristo era, è e sarà sempre una Chiesa in uscita verso i nuovi orizzonti geografici, sociali, esistenziali, verso i luoghi e le situazioni umane di confine, per testimoniare a tutti l’amore di Cristo”». Necessario, allora, rilanciare i gruppi missionari, come auspica il vescovo: «Per quest’estate stiamo preparando la ripartenza dei gruppi missionari – annuncia –, in modo che possano fare esperienze di missione, per periodi brevi, in altri continenti. Senza dimenticare mai, però, che la missione è di tutti e su tutti i fronti, non solo ad extra ma anche ad intra. Se si va in Perú, ad esempio, è anche importante incontrare la comunità peruviana di Roma».

Il mese missionario «ogni anno è una novità, non è mai la ripetizione di quello precedente – osserva suor Elisa Kidane, che dirige il Centro missionario diocesano –. Il Papa ci ricorda che la missionarietà non è mai protagonismo, ma è l’impegno a rendere conosciuta la Buona Notizia, che noi dobbiamo narrare con la nostra vita. Ben venga, una volta l’anno, un mese missionario, che ci scuota dall’apatia e che ci inviti a prendere sul serio le parole di Papa Francesco, che costantemente ci invita a uscire e ad incontrare l’umanità dolente». In questo ottobre missionario, suor Elisa invita a riflettere anche sul sacrificio di tanti laici, religiose, religiosi e sacerdoti, uccisi mentre portavano l’annuncio del Vangelo in contesti difficili. Il pensiero della direttrice del Centro missionario, comboniana, va in particolare alla consorella suor Maria De Coppi, uccisa a Chipene, in Mozambico, nella notte tra il 6 e 7 settembre scorso. «La morte di suor Maria ci ricorda che sono ancora tante le persone che soffrono e muoiono a causa di ingiustizie – riflette suor Elisa –, che tanto lavoro c’è ancora da fare, da parte di tutti. Papa Francesco, nel suo messaggio per questa Giornata mondiale, invita tutti noi a testimoniare la novità di Cristo, non solo i missionari».

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